| lunedi 27 settembre 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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14/09-24/13/2004
7 portuali e tre giornalisti sono stati feriti a Cadice a causa della repressione della polizia effettuata durante la giornata di sciopero statale degli operai portuali. Nello scontro con la polizia 2 poliziotti sono stati colpiti da palle di acciaio. In Siviglia, Ferrol e Sestao (porto di Bilbao, nei Paesi Baschi) migliaia di operai portuali si sono mobilitati per denunciare la morte del settore pubblico navale, previsto dal piano industriale della Sepi, l'industria pubblica che si occupa dl settore.
E' stata approvata dalla Giunta regionale la proroga delle convenzioni per i lavoratori Lsu-Lpu, che prevede l'estensione dei contratti di lavoro sino al 31 dicembre 2004. Il provvedimento riguarda oltre 9.000 lavoratori.
700 persone in piazza questa mattina a Treviso: i lavoratori del gruppo Zoppas hanno lanciato un segnale di protesta per una situazione incerta e troppo precaria. Chiesto alla provincia di attivarsi presso la famiglia Zoppas per rivendicare la riduzione del numero dei licenziamenti, la diluizione nel tempo attraverso due anni di cassintegrazione speciale, e la ricerca di imprenditoria sostitutiva per gli stabilimenti che chiudono. Poi la protesta si è spostata sotto la sede dell'associazione industriali.
Una giornata di lotta per il lavoro carica di speranze e tensioni quella vissuta ieri nell’area industriale di San Marco Evangelista, dove il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro è intervenuto presso il presidio allestito all’esterno della fabbrica dai lavoratori della Maresi, la cui proprietà aveva manifestato l’intenzione di chiudere i battenti. A poche centinaia di metri più in là, sorge un’altra industria, la Sls, dove i 100 dipendenti sono in sciopero per contestare una drastica riduzione dei livelli occupazionali. Tre operai della Sls sono saliti sul tetto del capannone e hanno minacciato di gettarsi giù. Soltanto in serata, dopo un incontro in prefettura, le rappresentanze sindacali e i lavoratori hanno trovato l’accordo anche sui nuovi assetti della proprietà della Maresi e approvato il piano di salvataggio: gli stipendi arretrati saranno versati, 40 dipendenti riassorbiti subito, altri 40 entro l’anno. Il vescovo ha anche contattato telefonicamente la proprietà della Sls chiedendo i motivi degli annunciati licenziamenti e sollecitando una soluzione della vertenza.
È bufera sulla Gama, l’azienda di San Giovanni Lupatoto, leader nazionale nel campo del catering alimentare. Dopo la vicenda del possibile fallimento, sventato con la dichiarazione di amministrazione controllata e la relativa ammissione alla Prodi bis e quelle legate a indagini condotte dalla Finanza, ieri mattina tre dipendenti dello stabilimento di San Giovanni Lupatoto sono state licenziate. Le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno stato di agitazione immediato e un’ora di sciopero che ha coinvolto tutti i lavoratori. Ma i licenziamenti operati a Verona, tra il personale degli uffici dello stabilimento di San Giovanni Lupatoto, non sono i soli. Lunedì sera il Bar Gama, situato all’interno di un centro commerciale di Grugliasco nell’hinterland di Torino è stato chiuso causa sfratto esecutivo. Si sono presentati gli ufficiali giudiziari ed hanno apposto i sigilli a tutto il bar. "Siamo in sette dipendenti - affermano in una nota i lavoratori piemontesi - letteralmente in mezzo ad una strada. Tutto questo è successo senza che nessuno della direzione Gama ci avvisasse. E ad oggi non abbiamo nessuna risposta riguardo al nostro futuro".
Dopo gli scontri del 14 settembre tra gli operai portuali di Cadice, che hanno prodotto 7 feriti tra i portuali e due poliziotti,a Sestao, il porto di Bilbao, si è avuta la stessa situazione. Nella manifestazione di protesta dei portuali contro il piano della società a capitale pubblico, Sepi, che vuole ristrutturare tutti i porti spagnoli, privatizzandoli, dove si sono visti blocchi stradali e delle ferrovie regionali, si sono avuti 19 operai feriti per le cariche della polizia autonoma basca. Uno di questi operai, ferito da una pallottola di gomma rischia di perdere un occhio ed è ricoverato in ospedale. La polizia autonoma, gli Ertzaintza, hanno caricato a freddo i portuali senza preavviso. Gli operai hano iniziato alle 7,30 del mattino a costruire barricate utilizzando macchine elevatrici, dando contemporanemente fuoco a un veicolo presente. Gli operai hanno risposto con lancio di bottiglie pirotecniche. Per gli operai del porto la situazione è chiara:" Noi siamo 1200 e per 1200 non c'è uscita, qui non ci sono più porti dove andare a lavorare ".
Allarme commissariamento per Finmatica: il gruppo di software non paga gli stipendi ai dipendenti. I sindacati minacciano di presentare al Tribunale di Brescia la dichiarazione di insolvenza per avviare la procedura della Prodi bis, che consentirebbe di evitare la chiusura dei siti produttivi e i tagli occupazionali, attivando la cassa integrazione (Cig) per un anno. Fonti vicine all’azienda ricordano che a Salerno, dove sono a rischio 130 posti di lavoro, non c’è produzione. Il nodo nelle trattative riguarda l’accordo con le parti sociali, che consentirebbe al gruppo di risparmiare sul costo del personale. Intanto i lavoratori sono divisi: una parte, pronta ad approdare a nuove esperienze lavorative, ritiene la Cig penalizzante (mantiene i dipendenti legati alla società per un anno) e chiede invece la mobilità, che decreterebbe la fine del gruppo.
Quattro settimane di cassa integrazione alla Newform, ora JKP, azienda di proprietà dell'imprenditore Mauro Scaramucci, che da qualche giorno sta interessando i circa cinquanta dipendenti, coinvolti secondo un sistema a "rotazione" chiesto ed ottenuto dal sindacato per alleviare le già precarie condizioni economiche di tante famiglie. Quattro settimane di cassa, chieste dalla proprietà per cercare di sanare quanto più possibile il problema della mancanza di forniture di materie prime occorrenti alla produzione. L'azienda, come tutto il resto del Gruppo Vitawell che fa capo a Scaramucci, è legata al superamento di uno scoglio finanziario in ordine ad un piano industriale sul quale pende ancora il giudizio delle banche.
C'è l'accordo fra lavoratori e azienda per il servizio di raccolta rifiuti per il Comune di Dinami. Ieri sera, grazie alla mediazione del sindaco Gregorio Ciccone, si è stabilito che la ditta Radi di Palmi pagherà ai suoi dipendenti entro ottobre quattro mensilità arretrate, di cui due già dopodomani, venerdì, entro mezzogiorno. I lavoratori ritenutisi soddisfatti dell'accordo raggiunto per quanto riguarda il pagamento delle mensilità arretrate, scioglieranno l'assemblea permanente che avevano costituito, come forma di protesta, all'interno della sala consiliare del comune di Dinami.
I metalmeccanici pontini pronti allo sciopero generale, se da qui ai primi di ottobre non ci saranno interventi capaci di arrestare il declino industriale in atto nel settore meccanico. Le aziende coinvolte in processi di ridimensionamento sono quasi una trentina. I casi più emblematici si chiamano Yale, Aprilia Ingranaggi, Delfo, Mf, Meccano. Alla Yale, tanto per fare l’esempio più eclatante, sono stati annunciati 116 licenziamenti. Si tratta di un taglio elevatissimo di personale che interessa circa il quaranta per cento delle maestranze attualmente occupate dalla multinazionale che produce chiavi e serrature. All’Aprilia Ingranaggi non si riesce ancora a far decollare la proposta di un imprenditore locale per salvare almeno 50 dei cento posti di lavoro ormai considerati persi. Poi c’è una serie di piccole aziende che messe tutte insieme aprono una voragine occupazionale. Tra mobilità e cassa integrazione straordinaria, si contano almeno 1.200 posti di lavoro in bilico. Di questi 800 riguardano aziende ubicate nel nord della provincia e 400 da Terracina in giù. Nell’ultimo anno hanno chiuso per fallimento una decina di piccole aziende meccaniche. Per quasi tutte le ditte fallite il motivo è stato la difficoltà di accesso al credito.
il Comune di Santa Marinella (RM) non ha rinnovato il contratto con la cooperativa sociale facendo perdere il lavoro alle tre socie che svolgevano compiti di commesse nella farmacia comunale. Il presidente della cooperativa Gavino Usai che ha precisato di non aver mai ricevuto dagli uffici comunali una preventiva comunicazione, ieri è stato costretto a revocare l'incarico alle tre socie lavoratici. Il responsabile della cooperativa, vanta dal Comune un credito di oltre diecimila euro, regolarmente fatturati e relativi alla fornitura del personale ausiliario della farmacia, già anticipati per pagare gli stipendi delle tre lavoratrici.
Alla Breda Meccanica bresciana prosegue la mobilitazione dei lavoratori contro la decisione della Otomelara (la spa che controlla il sito di Brescia specializzato nella produzione di sistemi per la difesa) di terziarizzare la verniciatura (9 addetti in carico) e lavorazioni e servizi (14 addetti). La decisione ha fatto scattare la procedura di cessione di ramo di azienda che si conclude dopo 25 giorni (l’11 ottobre). A quel punto se entro tre giorni i lavoratori coinvolti nella procedure non si presentano alle nuove aziende (la Verniciatura Valsabbina e la Inteco, entrambe di Odolo) verranno licenziati. L’assemblea dei lavoratori ha deciso due ore di sciopero al giorno, articolate in modo da presidiare per l’intera giornata la portineria. Il presidio proseguirà fino all’incontro con la direzione (domani sera o lunedì): a secondo della disponibilità di Otomelara a rivedere la posizione, i lavoratori decideranno che cosa fare.
Hanno protestato in 500, davanti all'entrata della cava di Villalba di Guidonia in provincia di Roma dove ieri è morto sepolto un operaio di 40 anni. Cinquecento cavatori che al grido "Basta, questa è una mattanza", hanno bloccando il traffico di via delle Cave dopo aver indetto uno sciopero di otto ore. Tutte le segherie e le cave della zona sono rimaste chiuse. Tra Guidonia e Tivoli, in tre anni sono morti sei operai.
La ferrovia che collega Palermo a Trapani è stata bloccata in mattinata da alcune decine di operai dell'ex Keller che ritornati oggi al lavoro dopo la scadenza del periodo di cassa integrazione, hanno trovato i cancelli dell'azienda chiusi. Altri impiegati, è stato riferito, sono stati messi in ferie forzate per evitare che i canceli venissero aperti. Alcuni manifestanti sono saliti sui tetti dell'azienda di via Maltese, dove sono rimasti anche dopo la rimozione del blocco ferroviario.
Sono stati confermati per tutto il 2004 i circa 800 lavoratori socialmente utili della Basilicata, impiegati dalla Sma, societa' di salvaguardia e tutela del territorio e dei boschi.
Per lo sciopero di ieri degli autoferrotranvieri i sindacati di base si erano dati come obiettivo il 40% di adesioni. In alcune città (Venezia, Roma, Milano, Reggio Emilia, Bologna) l'obiettivo è stato superato, in altre (Torino, Firenze, Napoli) l'adesione si è attestata tra il 20 e il 30%. Ovunque sono state rispettate le fasce protette. L'effetto più incisivo dello sciopero a Roma: la linea A della metropolitana è rimasta ferma, sulla B il passaggio dei treni ha subito forti rallentamenti. Le sigle di base hanno scioperato contro la privatizzazione del trasporto pubblico e per il rinnovo del contratto, scaduto da 9 mesi. Cobas, Cub, Rdb e Sult chiedono un aumento medio di 220 euro al mese, i confederali si fermano a 131. I sindacati base, che non hanno firmato il protocollo del 23 luglio, sono esclusi dal tavolo della trattativa con l'Asstra.
I lavoratori dell’Alfa hanno portato la protesta nel cuore di Milano. Con un corteo che ieri mattina ha attraversato le vie del centro. Fino alle porte di Palazzo Diotti, dove una delegazione ha incontrato il prefetto Bruno Ferrante. Tutti gli accordi presi sono stati disattesi. Un caso emblematico che desta forti preoccupazioni. Gli accordi "presi e disattesi", denunciati dai sindacati, sono quelli sottoscritti in aprile con Regione, Comuni della zona di Arese e proprietari delle aree per la ricollocazione dei 539 lavoratori del reparto carrozzeria nel nuovo polo dell’auto ecologica. Un patto "tradito" dalla recente decisione della Fiat di mettere in cassa integrazione altre 319 tute blu del reparto motori.
Dopo i piloti, il personale di terra ha raggiunto l'accordo sul rinnovo del contratto. Ora per chiudere il cerchio manca solo la fumata bianca per gli assistenti di volo. Ieri sera è partita la riunione ristretta tra azienda e sindacati. Il clima è di ottimismo. L'Intesa per il personale di terra è stato chiuso concordando il numero degli esuberi a quota 2.490, quindi 1.010 in meno rispetti ai 3.500 richiesti dall'Alitalia. Il taglio del personale di terra comporterà per la compagnia aerea un risparmio di circa 150 milioni di euro nel biennio 2005-2006. Sugli assistenti di volo la partita si è rivelata più complicata. Sul tavolo la questione centrale sono i 1.050 esuberi chiesti dall'azienda. L'accordo dovrebbe fermarsi intorno a 800. Molto sarà ottenuto con la riduzione di un assistente per ciascun volo. Inoltre, gli dovrebbero essere aumentati i limiti di orario medio mensile: 88 ore per i voli brevi e medi con la possibilità di toccare le 92.
Dieci lavoratori precari dell'ospedale Spallanzani di Roma si sono incatenati ai cancelli del nosocomio per protesta contro il mancato rinnovo del proprio contratto a tempo determinato, comunicato loro dalla direzione.
Partita chiusa nella lunga trattativa Alitalia: la maratona dei confronti tra azienda e dipendenti per i nuovi contratti si è conclusa con 3.684 esuberi e risparmi per 282 milioni in due anni. Ora la partita che dovrà consentire il via libera definitivo dei sindacati al piano industriale 2005-2008, e innanzitutto l'immediato salvataggio della compagnia con l'accesso al prestito ponte da 400 milioni di euro, si giocherà con il governo. I sindacati chiedono all'esecutivo certezze sul futuro della azienda, dalla garanzia degli ammortizzatori sociali da estendere a tutto il settore del trasporto aereo alla certezza che ci sarà una holding a controllare le due società (Az Fly per le attività di volo e Az service per quelle di terra) in cui sarà divisa l'aviolinea, secondo il progetto industriale, per mantenere una gestione unitaria dell'azienda.
L'Inps ha emesso la circolare che dispone il pagamento dell'indennità di mobilità in favore di quei dipendenti della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie, che circa un anno fa furono dichiarati in esubero e quindi esclusi dall'organico in servizio. Con la circolare dell'Inps si completa il percorso delineato nell'intesa sottoscritta tra la Casa della Divina Provvidenza, la Regione Puglia e le organizzazioni sindacali. I pagamenti, ora, dovrebbero essere regolari. I dipendenti in esubero, secondo l'accordo raggiunto nei mesi scorsi, percepiranno gli arretrati contrattuali, il trattamento di fine rapporto oltre ad un'integrazione del 20% a carico della Cdp sull'indennità di mobilità. Nei giorni scorsi per i dipendenti in servizio sono stati invece definiti i miglioramenti economici contrattuali.
Dipendenti di Finmatica sul piede di guerra. Non ricevono gli stipendi, a causa del mancato arrivo dalle banche dei 15 milioni di euro di nuova finanza prevista. La Fiom Cgil di Bari, in seguito alla crisi del Gruppo Finmatica, ha annunciato lo stato di agitazione delle maestranze e ha espresso "preoccupazione per le gravissime ripercussioni sull'occupazione e le prospettive delle aziende partecipate". A fine luglio - secondo l'organizzazione sindacale - Finmatica e Sintel Progetti hanno avviato procedure per licenziamenti collettivi per oltre 160 dipendenti e la chiusura delle sedi di Bari, Salerno, Roma e Milano. Su questi temi Fim, Fiom e Uilm nazionali, insieme con il coordinamento della Rsu, hanno avviato una vertenza per individuare soluzioni alternative ai licenziamenti e salvare le attività e i prodotti del gruppo industriale.
L’intervento congiunto dei segretari territoriali Fim-Cisl e Fiom-Cgil, preannuncia il possibile coinvolgimento nella vertenza del Prefetto, Regione, Provincia, Comune di Colonnella e ministeri interessati. "Una storia, quella che si registra nell’azienda, che la rendono unica nella storia del sindacato nella nostra provincia - si legge in una nota delle organizzazioni sindacali -. Ai lavoratori nostri iscritti, ed a quelli non iscritti, viene negato il diritto di riunirsi, in fabbrica, in assemblea retribuita con i sindacati liberamente scelti e di eleggere rappresentanti per la sicurezza."
Desta preoccupazione la situazione della Deinfo srl, un'azienda produttrice di materiale per l'industria aeronavale. Nel pomeriggio di giovedì le organizzazioni sindacali hanno inviato un messaggio al prefetto di Salerno, Enrico Laudanna. Una scelta obbligata, dettata dall'asfissia ormai cronica che attanaglia le casse della società, non in grado di corrispondere ai dipendenti gli stipendi mensili. La situazione, drammatica da più di un anno, sta gettando i lavoratori nello sconforto. Nel corso dei mesi scorsi più di una volta gli operai hanno inscenato proteste e scioperi per riportare l'attenzione sui gravi problemi economici che investono l'azienda e l'area nocerina di Fosso Imperatore. Lo scorso febbraio allo sciopero indetto dai dipendenti della Deinfo si unirono gli operai di altre tre società del comprensorio industriale. E anche a luglio c'è stata l'ennesima protesta del personale dell'azienda. Difficile la vita degli operai del comprensorio, e più in particolare dei lavoratori della Deinfo, i cui compensi paiono ormai legati alla benevolenza degli istituti di credito, senza la quale sono già rimasti privi di entrate finanziarie anche per due o tre mesi. E si tratta quasi sempre di famiglie monoreddito.
S’annuncia un’adesione massiccia allo sciopero per oggi proclamato dai sindacati lo stesso giorno della tragedia. Cgil, Cisl e Uil organizzano una manifestazione davanti allo stabilimento a partire dalle 9 e 15. L'episodio mette ancora una volta in drammatica evidenza come i lavoratori siano particolarmente esposti ai problemi della sicurezza sul lavoro. Anche la Confartigianato ha aderito alla mobilitazione, visto che gli autotrasportatori che operano nella raffineria sono 350, con oltre 400 addetti e altrettante famiglie che hanno investito per i soli automezzi oltre 600 milioni di euro.
In giacca e cravatta, i colletti bianchi hanno aggirato il presidio degli operai che dall'alba proteggevano l'ingresso principale dell'Imesi, la fabbrica di Carini (Palermo) del gruppo Ansaldo-Breda. Hanno raggiunto un ingresso secondario e hanno spezzato la catena e la rete del cancello di un'azienda confinante con lo stabilimento, quella della cooperativa "25 aprile". Il gruppetto, composto dai dirigenti della Keller Elettromeccanica e da alcuni impiegati dell'ex Keller di Palermo, tra cui un delegato della Fim-Cisl, si è trovato però di fronte un centinaio di operai dell'Imesi avvertiti da un lavoratore che ha dato l'allarme. E' iniziato un lancio di uova e di petardi, qualche spintone, poi con l'arrivo della polizia, che presidiava il cancello dell'Imesi, il gruppetto è riuscito a divincolarsi e a fuggire a gambe levate, con i vestiti sudici di uova. I 164 operai dell'Imesi, che da sei mesi sono in assemblea permanente all'interno della fabbrica per protestare contro la cassa integrazione avviata il primo aprile e prevista fino al 31 dicembre, si sono concentrati davanti allo stabilimento dopo che Piero Mancini, proprietario della Keller di Palermo, sabato scorso aveva preannunciato al prefetto che si sarebbe recato all'Imesi per prendere possesso delle aree cedutegli da Ansaldo-Breda. Al suo posto, però, si è presentato il gruppetto di dirigenti, lo stesso che, fallito il blitz e incassata una denuncia per violazione di proprietà privata presentata dalla coop "25 aprile", nel pomeriggio in prefettura ha ribadito che senza i terreni dell'Imesi, la Keller rimarrà chiusa. Senza alcuna garanzia per i 250 lavoratori, ai quali venerdì scorso è scaduta la cassa integrazione e che adesso rivendicano il rientro immediato in fabbrica.
La Confail Calabria, in un comunicato, protesta "contro la messa in cassa integrazione guadagni dei lavoratori idraulico forestali calabresi". Secondo questo sindacato, la "Cig non può essere richiesta o proposta preventivamente dagli enti di forestazione Afor e Consorzi di bonifica, ma solo in caso di eventi meteorologici specifici avvenuti, pioggia, neve, vento, gelo, e non per altre cause o per altri motivi". La Confail attraverso le decisioni che saranno prese con i propri delegati negli organismi sindacali, si riserva di promuovere da subito le dovute iniziative di lotta da intraprendere nei confronti dell'Assessorato, proponendo una manifestazione sindacale da tenersi davanti alla sede della Giunta regionale a Catanzaro in tempi brevissimi.
Dopo quattro mesi di tregua, riesplode la protesta degli operai della Ngp-Montefibre. Oltre 250 dipendenti del colosso chimico di Acerra hanno bloccato per circa due ore la galleria Vittoria e via Chiatamone a Napoli. Il corteo delle tute blu era partito alle 10,30 dal porto e ha percorso al suono dei fischietti tutta la galleria Vittoria. Una volta giunti in via Chiatamone gli operai hanno completamente invaso l’incrocio. A scatenare la protesta dei dipendenti delle due fabbriche del gruppo Orlandi, i ritardi con cui si sta attuando il protocollo d’intesa siglato a Roma lo scorso 12 maggio per rilanciare l’attività produttiva. Attualmente le due aziende di Acerra sono ferme in attesa dei previsti lavori di ristrutturazione non ancora partiti per mancanza di fondi. Tra i punti dell’accordo siglato a Roma c’era la vendita di 50 ettari di terreno da parte della Ngp, che dovevano servire da un lato per ripianare i debiti accumuluati dall’azienda e dall’altro per favorire l’insediamento di nuove industrie in cui collocare la manodopera eccedente. Ma l’Asi dal maggio scorso non ha ancora provveduto all’acquisto. La crisi del colosso chimico acerrano mette a rischio anche il lavoro per gli oltre 600 dipendenti dell’indotto. La ristrutturazione degli impianti prevede la riconversione della produzione della produzione chimica dal cui approvvigionamento dipende la Montefibre. Un’eventuale chiusura della Ngp avrebbe dunque ripercussioni anche sulla consorella Montefibre che sarebbe di fatto costretta a smobilitare.
Da nove mesi senza soldi. La protesta varca la soglia del municipio di Giffoni. Venti ex operai della Metallurgica Vallepiana-Lagostina sono senza soldi dall'inizio dell'anno in quanto il Ministero del Lavoro, direzione ammortizzatori sociali, non ha emesso a distanza di otto mesi il decreto definitivo di proroga dell'indennità di mobilità ai dipendenti dell'azienda giffonese che producevano utensili per la cucina in alluminio ed in acciaio. I dipendenti erano stati licenziati quattro anni fa e dal 31 dicembre 2003 erano rimasti senza più salario.
Giunge al capolinea del tavolo regionale la vicenda del polo serico di San Leucio. Su convocazione dell’Ufficio delle politiche del lavoro si aprirà il 6 ottobre alla Regione Campania il tavolo istituzionale di confronto tra le due aziende Ita e Aos di San Leucio e le organizzazioni sindacali di categoria. Al centro del negoziato, l’esame del futuro produttivo e occupazionale dei due opifici, all’approssimarsi della scadenza di metà ottobre della mobilità per 100 dipendenti.
La crisi continua in casa Fiat. Due settimane di cassa integrazione per lo stabilimento di Termini Imerese. Gli impianti si fermeranno il 18 ottobre. Il rientro il 2 novembre. Le due settimane di cig si aggiungono a quella già prevista per il prossimo 27 settembre. All'Alfa Arese è stata annunciata la cassa integrazione per altri 319 lavoratori. E anche Fiat Powertrain ha comunicato ai sindacati che nello stabilimento di Termoli ci sono 300 lavoratori che hanno le condizioni per la messa in mobilità. La direzione della Powertrain, joint-venture fra Fiat e Gm per la produzione di motori e cambi, ha già annunciato ai sindacati l’avvio dei licenziamenti, con la procedura di mobilità, di 709 dipendenti in quattro sedi in tutta Italia. 106 esuberi fra operai e impegati riguardano la fabbrica di Arese (Milano), 250 Mirafiori (Torino), 300 Termoli (Campobasso) e, infine, 50 licenziamenti sono previsti a Verrone (Biella).
La Stl ha formalmente garantito la propria disponibilità a richiedere la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti dello stabilimento di Ravina (TN), la cui chiusura avverrà all'inizio del 2005. A patto, però, che questo avvenga nel quadro complessivo di un accordo che ha come punto cruciale la definizione degli incentivi per i lavoratori. Quanto alle aziende candidate ad assorbire una parte degli esuberi, l'unico nome trapelato finora è quello della Unifarm, che pare abbia manifestato il proprio interesse per l'assunzione di una ventina di dipendenti. Comincia su queste basi la difficile trattativa tra la Stl e i sindacati per definire il futuro e le modalità di gestione dei 106 lavoratori impiegati a Ravina. La Stl, appoggiata da Assindustria, ha intenzione di muoversi in continuità con quanto fatto da altre aziende in casi analoghi, per evitare che si creino precedenti. Nessun trattamento particolare per i lavoratori, quindi. Una scelta che i sindacati non sono disposti ad accettare.
Per l´Acta da tempo non c´era più nulla da fare. L'azienda che produce mobili per ufficio ha annunciato con largo anticipo la volontà di chiusura. Dei 33 dipendenti che rischiano di finire su una strada, come al solito, la maggior parte sono donne (23). Ancora una volta, dunque, la crisi industriale colpisce soprattutto la manodopera femminile. I sindacati hanno chiesto il ricorso alla cassa integrazione guadagni e che l'area non venga ceduta o parcellizzata ma affidata ad un´altra industria capace di impiegare i 33 dipendenti Acta più, possibilmente, altra gente.
Accordo integrativo alla Santoni (gruppo Lonati) di Brescia. Sul versante salariale sono previsti 30 euro mensili (13 mensilità) e un premio di risultato di 900 euro (metà in quota garantita) che si aggiunge al consolidamento di 632 euro del vecchio PdR. Con la busta di settembre percepiranno 200 euro di arretrato.
Protestano oggi davanti ai cancelli dello stabilimento di via Pontina, i lavoratori della Sielte, l'azienda di Pomezia che si occupa di telecomunicazioni. La manifestazione è stata organizzata contro la possibilità di cassa integrazione, prospettata dalla ditta. A rischio una novantina di posti di lavoro a causa, secondo il sindacato, di alcune commesse che la Sielte darebbe in subappalto ad altre piccole imprese che userebbero anche lavoratori in nero.
La Seloc gestisce il terminal auto alla Scaglia (Civitavecchia) e circa un anno fa, di fronte alla previsione di un grosso aumento del traffico aveva assunto 23 persone a tempo indeterminato: lo scorso 30 agosto ha mandato via 8 dipendenti. I dirigenti della società stanno comunque trattando coi sindacati la messa in mobilità dei lavoratori in esubero per studiare un percorso di ricollocazione in altre imprese portuali o all’Authority. Il fatto è, però, che di auto da stoccare nel terminal della Scaglia, dopo il boom registratosi all’inizio del 2004, continuano ad arrivarne poche e quindi, in prospettiva, anche i 13 operatori rimasti rischiano il posto.
Primo incontro, ieri, tra Novico e sindacati per esaminare il piano industriale con mobilità di 25 lavoratori. In attesa di un approfondimento, i sindacati confederali dicono che non accetteranno mai gli stessi volumi produttivi con organico inferiore.
Assovetro e i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil (Filcem, Femca e Uilcem) hanno firmato l'accordo per il rinnovo del contratto del vetro, settore che interessa circa 20.000 lavoratori. L'intesa prevede un aumento di 81 euro mensili per il biennio agosto 2004-luglio 2006, erogato in tre tranches (28 euro dal primo ottobre, 27 dal primo aprile 2005, 26 euro dal primo febbraio 2006). L'accordo ora sarà sottoposto al voto dei lavoratori.
I dipendenti della Foderauto Bruzia di Belvedere Marittimo, in lotta per difendere il posto di lavoro, si sono riuniti ieri in assemblea, per esaminare lo stato della vertenza, alla luce anche del vertice svoltosi a Roma. Nel concludere i lavori, il segretario generale della UIL di Cosenza Benedetto Di Iacovo, dopo aver ripercorso le tappe della vertenza, ha tracciato il percorso delle ulteriori iniziative sindacali ed istituzionali per incanalare nella giusta direzione una vertenza difficile e controversa.
La multinazionale inglese ha comunicato alle organizzazioni sindacali nuovi tagli su tutta la struttura europea. Coinvolti anche gli stabilimenti italiani di Belluno, Lomazzo e La Morra in Piemonte. Per la fabbrica comasca, dove si producono termostati, si parla di una ventina di licenziamenti. Esuberi che si aggiungono ai 70 di 16 mesi fa quando i vertici avviarono una pesante ristrutturazione nel settore Invensys Controls Italy. A livello nazionale invece il numero di uscite dovrebbe aggirarsi intorno alla sessantina di addetti. Il motivo della riduzione di personale è la crisi internazionale che sta colpendo un settore fortemente stagionale come quello in cui opera il sito di Lomazzo. Negli ultimi anni la multinazionale ha aperto una nuova sede a Sternberk in Repubblica Ceca dove il costo del lavoro è largamente inferiore a quello dell'Italia. Le spese inferiori hanno infatti spinto la multinazionale a trasferire progressivamente una grossa fetta della sua produzione. E l'ennesima crisi del settore ha messo dunque sul campanello d'allarme i sindacati preoccupati che di lì a poco si sarebbe realizzato l'ennesimo trasferimento. L'accordo siglato prevede l'uscita su base volontaria di una ventina di lavoratori su un totale di circa 260 dipendenti. Due i criteri scelti: il primo è la volontarietà mentre il secondo sono i prepensionamenti. L'azienda trasferirà alcune produzioni minori in Repubblica Ceca per ottimizzare i costi pur ribadendo la volontà di mantenere il sito di Lomazzo come lo stabilimento di punta per la produzione dei termostati di alta qualità.
Circa duemila posti di lavoro perduti a Malpensa in poco più di un anno. Le crisi di Alitalia e Volare, principali clienti dell'hub varesino, hanno risvegliato nei sindacati la paura che l'espansione del maggior aeroporto del Nord Italia possa risolversi in una grande illusione. Secondo l'associazione artigiani l'industria locale ha pagato a caro prezzo il fatto che molti giovani (la stima è di 1.500 almeno) siano stati attratti dal lavoro in aeroporto, considerato uno "stipendio sicuro": la scarsità a reperire manodopera costrinse quelle realtà produttive anche a chiudere o a trasferirsi. Ma oggi la bassa congiuntura non consente più a quelle aziende di riassorbire la manodopera espulsa dall’indotto dell’aeroporto. La Sea non ha rinnovato il contratto a circa 700 stagionali; la De Montis, che è la maggiore azienda di catering che opera su Malpensa, è passata da 900 a 450 lavoratori, la scomparsa di Azzurra Air è stata pagata con circa 300 tagli. E a questi casi dobbiamo aggiungere quelli di altre imprese minori dell'indotto. Eppure proprio ieri la Sea ha diffuso i dati sul traffico di Malpensa che rispetto a un anno fa è cresciuto del 5% circa, mentre sono migliorati anche alcuni standard di qualità (puntualità dei voli, tempi di consegna dei bagagli), come certificato dall'agenzia internazionale Aea.
Oggi ad Arese si terrà l’assemblea indetta dallo Slai Cobas dopo che la Fiat ha deciso di chiudere il reparto carrozzeria e motori. Si decideranno le nuove iniziative di lotta. Possibile già oggi il blocco dell’Autolaghi. L’atmosfera, dopo l’aggressione all’auto del sindaco Albertini, è elettrica. Il governatore Roberto Formigoni cerca di riportare un po’ di pace. Ribadendo quanto annunciato sulle pagine del Corriere della Sera: "Abbiamo chiesto al governo di prolungare la cassa integrazione fino al 31 dicembre 2005". Ma nonostante gli appelli ripetuti la polemica non accenna a diminuire. "I lavoratori di Arese non devono chiedere scusa a nessuno - dice la Fiom Cgil -, sono gli unici che hanno rispettato gli accordi e pretendono che tutti facciano la propria parte". E il leader dei Cobas, Corrado Delle Donne replica a Formigoni: "Il prolungamento dalla cassa integrazione non risolve i problemi. Chiediamo risposte precise alla Fiat e alla Regione".
Oggi il consiglio dei ministri varerà il decreto del ministro del Welfare per gli ammortizzatori sociali necessari alla gestione dei 3.700 licenziamenti della compagnia aerea. L'accordo di questa notte tra Alitalia e sindacati sul futuro assetto societario che ha dato il via libera al nuovo piano industriale, fanno sapere fonti sindacali, sarà sottoposto al referendum dei lavoratori. Oggi un 'assemblea deciderà la posizione del Sult, la sua scelta se firmare o meno l'intesa, mentre altre otto sigle sindacali hanno firmato in nottata. L'accordo prevede la creazione di due distinte società, Alitalia Fly ed Alitalia Service, la seconda controllata al 51% dalla prima, e stabilisce una serie di garanzie sulla privatizzazione, come chiesto dai lavoratori. La privatizzazione di Alitalia Fly, che continuerà a chiamarsi semplicemente Alitalia, verrà attuata con l'ingresso di un investitore istituzionale; il Tesoro manterrà il 30% del capitale. Alitalia Service, invece, sara' inizialmente controllata al 100% da Alitalia, che poi scendera' al 51% cedendo il 49% delle azioni ordinarie ad un socio pubblico e il 100% delle azioni privilegiate.
Tutti uniti contro la chiusura di Finmatica: è questo l'appello lanciato dalle organizzazioni sindacali che hanno promosso per questa mattina, a partire dalle 9.30, una manifestazione provinciale di protesta. Gli obiettivi, spiegano i sindacalisti, sono quelli di sconfiggere il progetto aziendale che porta alla dismissione del sito di Salerno; impedire il licenziamento dei lavoratori; costruire una forte iniziativa per rilanciare il polo informatico e istituire un tavolo di confronto per ipotizzare in città una nuova politica industriale. I lavoratori di Finmatica stano infatti lottando da mesi per evitare la chiusura della sede di Salerno per salvaguardare i loro posti di lavoro e per impedire che un polo di professionalità e di sviluppo venga strappato alla città.
Si susseguono in queste ore gli incontri, mediati dal prefetto Giosuè Marino, per cercare di trovare una soluzione alla vertenza degli operai dell'Imesi di Carini. E una volta garantito un futuro a questi 163 lavoratori, a cascata potrebbe sbloccarsi anche la ripresa produttiva per i 230 della Keller che deve trasferirsi proprio a Carini. Frattanto i 163 operai dell'Imesi da ieri si sono letteralmente barricati in fabbrica. Davanti all'ingresso secondario violato lunedì scorso dagli uomini di Mancini hanno posato lamiere d'acciaio, gru, attrezzature e materiale edile. Hanno organizzato turni di guardia. Davanti all'ingresso principale è stata allestita una tenda con un picchetto permanente. Vogliono impedire l'eventuale nuovo tentativo della Keller di entrare nell'area acquistata, fino a quando non sarà risolta la loro vertenza. Non va meglio alla Keller, dove operai e Rsu occupano saltuariamente gli stabilimenti di via Maltese e di via delle Ferrovie, o gli uffici di via La Malfa. Vogliono assolutamente tornare a lavorare, essendo scaduta la cassa integrazione.