| lunedi 05 luglio 2004 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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16/06-30/06/2004
A Parigi una grossa manifestazione di migliaia di persone per la difesa del servizio pubblico e del welfare: la manifestazione contro la riforma della Sécurité sociale si è unita a quella dei lavoratori di Edf-Gdf (l'Enel e il gas francesi) contro il programma di "apertura di capitale", che in prospettiva significa privatizzazione. Il governo, in difficoltà a causa della doppia sconfitta (regionali più europee) comincia a fare dei passi indietro. I lavoratori da più di due settimane organizzano una protesta molto dura, che è in parte sfuggita alla direzione della Cgt, iniziata con l'interruzione di corrente nella stazione parigina di Saint Lazare che ha lasciato a piedi mezzo milione di persone lunedì 7 giugno e continuata con tagli mirati nelle sedi del padronato, nei palazzi del potere o nelle case dei potenti, a cui abbinano azioni sociali, come il riallacciamento della luce alle famiglie private di elettricità perché non hanno potuto pagare la bolletta. Per il momento, hanno vinto una battaglia, ma nulla dice che vinceranno la guerra del servizio pubblico, anche se l'opposizione, socialisti e comunisti, intendono bombardare il governo di emendamenti al progetto di legge, la cui discussione è iniziata ieri pomeriggio all'Assemblea.
Il trasporto pubblico locale si fermerà il 6 luglio e non - come previsto - il 24 giugno. Il rinvio, deciso dai sindacati d'accordo con la commissione di garanzia sugli scioperi, resterà di 24 ore.
L'astensione audio-video non è uno sciopero totale, quindi l'azienda non può rifiutarsi di pagare i giornalisti. È quanto ha deciso il tribunale di Roma, che ha accolto il ricorso dei giornalisti di La7. L'azienda, dopo l'astensione, aveva risposto chiudendo l'azienda e rifiutandosi di pagare i giornalisti. Il tribunale ha dichiarato legittima l'astensione e ha ordinato a La7 di dare ai giornalisti quanto loro dovuto. L'azienda è stata anche condannata a pagare le spese legali e diffondere il provvedimento in tutte le edizioni del suo telegiornale, per due giorni consecutivi.
È finito con un nulla di fatto l'incontro di ieri sera tra sindacati e governo sul caso Ericsson/Infotel. L'azienda, in corso di ristrutturazione, ha deciso di trasferire numerosi lavoratori avvertendoli con pochissimo preavviso e con i mezzi più estemporanei. La Fiom, come riporta un comunicato, ha chiesto al governo di intervenire.
Cosa accadrà nelle società di riscossione tributi del gruppo Intesa? perché Intesa ha presentato un piano industriale che prevede la trasformazione in "superholding" e capogruppo di Etr (che opera con 800 dipendenti in Calabria ed a Salerno) e che stando alle recenti dichiarazioni aziendali rimane in stato di crisi, coi lavoratori che ancora percepiscono salari ridotti per l'applicazione di un Contratto di solidarietà e con l'ipotesi di 150 esuberi? Se la direzione generale della nuova capogruppo verrà spostata da Cosenza a Milano, quali rischi correranno i lavoratori meridionali? Questi interrogativi sono stati il filo conduttore della conferenza stampa e della successiva assemblea con i dipendenti di Etr, da parte della segreteria nazionale del coordinamento Esattoriali Fabi riunita a Cosenza. Dopo 3 anni di stato di crisi e 2 contratti di solidarietà applicati in Etr, si chiede ad Intesa di chiarire tutte le implicazioni e le possibili conseguenze - sull'occupazione e sulla localizzazione al Sud - della trasformazione di Etr in "capogruppo" del settore riscossione con la decapitazione della sede di Cosenza, lo spostamento a Milano e l'accentramento delle funzioni operative e di lavoro al Nord. Si parla di 150 esuberi in Etr, di un utile di 11 milioni di euro, di cui 9 verrebbero dalla convenzione col ministero del Tesoro e 2 dagli incassi.
Il Consorzio di Bacino SA 3, con sede a Camerino di San Rufo, ha inviato nei mesi scorsi 21 avvisi di pre-licenziamento ad altrettanti operai impiegati in diversi settori del servizio del ciclo integrato dei rifiuti gestito dall’Ente Consortile. Sulla vicenda si è tenuto ieri presso la Prefettura di Salerno un incontro fra le parti. A conclusione della riunione è stato deciso di prorogare al 31 luglio 2004 il termine di preavviso di licenziamento nei confronti dei 21 operai.
Accordo fatto alla Mazzini ICI Spa di Ciserano Zingonia per la messa in mobilità di 12 lavoratori dei circa sessanta dipendenti attualmente in forza. L'azienda, che opera nel settore meccanotessile, è specializzata nello sviluppo di soluzioni impiantistiche aerotessili. Azienda e sindacati, dopo una lunga trattativa hanno siglato nei giorni scorsi un'intesa che, "attraverso l'individuazione di una serie di dimissioni volontarie incentivate e la costruzione di un percorso di salvaguardia occupazionale attraverso l'utilizzo dello strumento dell'outplacement, porterà ad una riduzione dell'organico aziendale di 12 unità". Diciotto era la richiesta iniziale avanzata dall'azienda: richiesta scesa in seguito, anche in virtù del fatto che nel frattempo per quattro lavoratori sono maturati i requisiti per l'accesso alla pensione, ai numeri su cui alla fine, azienda e rappresentanti dei lavoratori hanno individuato i termini dell'intesa.
Sono emerse divergenze, ieri, nella riunione dei rappresentanti delle Rsu della Tenaris-Dalmine in vista dell'incontro, il prossimo 25, tra azienda e sindacati, sulla procedura di mobilità aperta per 136 lavoratori (125 impiegati e 11 operai). L'incontro è stato caratterizzato da una discussione che però non ha prodotto risultati di merito o operativi. Essendoci sensibilità differenti, si è deciso di andare all'incontro della settimana prossima con l'azienda ciascun sindacato con le proprie posizioni. L'azienda ha avanzato nuove proposte, legate, ad esempio, agli incentivi, si tratta ora di trovare le soluzioni praticabili, evitando che l'azienda si lasci tentare da iniziative unilaterali o pericolose scorciatoie. Esistono, purtroppo, scenari di forti rischi per le tutele delle persone in caso di mancato accordo. Secondo la CGIL " è sbagliato che l'azienda cerchi di ricorrere alla mobilità senza il consenso dei lavoratori. Non è mai successo e, dunque, ci sembra un precedente pericoloso. A nostro avviso bisogna cercare di costruire le condizioni per un consenso e di individuare percorsi accettabili dai lavoratori. Non si può proporre il part-time ad un padre di famiglia o costringere una donna impiegata a fare pesanti turni di notte in reparti produttivi. Non per tutti sono soluzioni oggettivamente praticabili". Divergenze anche sulla mobilitazione dei lavoratori (tra chi vuole rivolgersi ai soli impiegati e chi coinvolgere anche gli operai) e sulle iniziative di lotta.
Proseguono le proteste dei lavoratori della Alsthom ferroviaria di Savigliano, in provincia di Cuneo, contro la decisione dell'azienda di trasferire in Francia le produzioni italiane. I lavoratori dell'azienda del cuneese, quadri ed impiegati compresi, hanno sciopero per due ore con una partecipazione all'agitazione del 95%. I sindacati hanno annunciato di voler chiedere l'intervento delle istituzioni, sia locali che nazionali, affinché venga salvaguardata la produzione del pendolino e la relativa occupazione.
Lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori delle cooperative sociali indetto per domani è un fatto di grande rilevanza. Rappresenta probabilmente il primo sciopero nazionale di questa categoria che, nonostante rappresenti numericamente decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici, che operano in settori importantissimi per la vita quotidiana di ciascuno di noi, non sono tenuti in considerazione, quasi non ci si accorgesse della loro esistenza. Se invece pensiamo ai campi di intervento della cooperazione sociale, e cioè l'handicap (sia a scuola che sul territorio), il disagio e l'emarginazione, le dipendenze, la malattia mentale, il mondo degli anziani, la prima infanzia, e poi tutto quel grande mondo legato all'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, campi di intervento diversissimi, dalla cura del verde ai traslochi, dai lavori edili alla ristorazione, dalla grafica al turismo per disabili, se, insomma, pensiamo a tutto questo, ci accorgiamo che la cooperazione sociale ci interessa molto da vicino. E le condizioni di lavoro di queste lavoratrici e questi lavoratori sono molto difficili. A cominciare dalla questione degli appalti che, anche quando non sono aggiudicati al massimo ribasso (metodologia molto diffusa), di certo non assicurano continuità occupazionale. Per non parlare dei livelli dei salari. In questo settore a tempo pieno non si arriva a 800 euro al mese. E questo misero contratto, scaduto da quasi tre anni, è adesso in fase di rinnovo, dove sono previsti aumenti miseri e una "una tantum" per il recupero degli arretrati pari a circa un quinto del dovuto, oltre alla introduzione di una parte dei meccanismi di precarietà della legge 30. Oltre a ciò le lavoratrici ed i lavoratori del settore vivono una scarsa agibilità sindacale, spesso ostacolata dalla figura stessa del socio lavoratore di cooperativa, su cui le dirigenze giocano. E la cosìdetta Commissione di Garanzia, ha fatto di tutto pur di neutralizzare la giornata di lotta di lunedì. Lo sciopero del 21, quindi, è uno sciopero importante che rimette al centro la lotta alla precarietà nel lavoro e nella vita e il recupero di diritti e dignità in un settore che, dei diritti e della dignità, ne fa una delle sue ragioni di essere.
Ieri mattina gli operai della società Multiservice di Pagani (SA) hanno protestato davanti ai cancelli dello stabilimento dove vengono parcheggiati i mezzi per la raccolta dei rifiuti. La manifestazione, nell'aria da tempo a causa dei problemi legati all'organizzazione interna ed alla gestione dell'emergenza rifiuti, ha avuto come elemento scatenante una notizia diffusasi nella giornata di giovedì, che avrebbe voluto che non fosse stata pagata l'assicurazione per i mezzi dell'azienda. La protesta ha assunto toni anche piuttosto accesi ed è stato chiesto anche l'intervento del sindaco Alberico Gambino.
Per chiedere una "una soluzione alla vertenza per dare un reddito a migliaia di famiglie e una garanzia di prospettiva produttiva a tutti gli stabilimenti", i lavoratori della Oliit di Rieti, azienda di telecomunicazioni del gruppo 3L Traading, si sono dati appuntamento per protestare sotto Palazzo Chigi, in occasione dell'incontro convocato per venerdì 25 giugno. Il vertice è stato convocato per informare i sindacati sugli esiti delle verifiche finanziarie portate avanti dal governo sia con le banche sia con la proprietà dell'azienda.
Un presidio a poche decine di metri dal luogo del taglio del nastro, per protestare contro quella che è stata definita "inaugurazione all'italiana". I lavoratori dell'Agenzia delle Dogane del valico di Castasegna hanno voluto essere presenti per far sentire la loro protesta, rivolta contro i ritardi nella realizzazione degli uffici. Un presidio che preannuncia agitazioni ben più dure nel caso in cui la situazione non dovesse essere risolta prima dell'arrivo dell'inverno: saranno altrimenti costretti chissà per quanto – è stato il commento dei lavoratori radunati per il presidio - a lavorare in sette, su tre turni, all'interno di un container grande due metri per sei.
Disagi in vista negli uffici postali siciliani. Le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Slp-Cisl, Uil-Post, Sailp-Confsal, Failp-Cisal, Ugl-Ccom.ni hanno proclamato lo sciopero regionale dello straordinario da oggi al 19 luglio. L'astensione riguarderà tutti i lavoratori applicati presso ogni ufficio, impianto o direzione dell'Azienda Poste nell'ambito del territorio regionale. Gli addetti al recapito della corrispondenza si asterranno da ogni prestazione straordinaria e comunque da ogni prestazione aggiuntiva a quella giornalmente dovuta. Per tutti gli altri lavoratori l'astensione riguarderà lo straordinario. I sindacati motivano lo sciopero con la grave carenza di organico nei settori sportelleria e recapito, le insufficienti e sperequate assunzioni di personale a tempo determinato, nonché il mancato rispetto ed utilizzo degli strumenti contrattuali e conseguente obbligo a prestazioni illegittime nel settore recapito e una modalità selvaggia giornaliera del personale di sportelleria. Tra le lamentele denunciate la scarsa sicurezza degli uffici postali e le precarie condizioni di vivibilità negli ambienti di lavoro per l'assenza di condizionatori d'aria, un trattamento, anche questo che mortifica la dignità dei lavoratori.
Un pacchetto di 16 ore di sciopero varato dalle maestranze della Ebara di Cles, con la prima ora di astensione del lavoro fissata domani. La decisione è stata presa oggi all'unanimità dai lavoratori - viene detto in una nota della Cgil del Trentino -, riuniti in assemblea per fare il punto sulla vertenza per il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Lo stabilimento di Cles occupa circa 200 dipendenti e produce elettropompe in acciaio inossidabile. Proprietaria è la multinazionale giapponese Ebara Corporation, che in Italia possiede un altro stabilimento a Brendola, in provincia di Vicenza. I lavoratori della Ebara di Cles avevano già scioperato per 4 ore venerdì scorso. Oggi la decisione di intensificare la lotta, dopo la comunicazione dei vertici dell'azienda di non voler più partecipare all'incontro di trattativa in programma per il prossimo 2 luglio.
La statale 265, nel tratto Marcianise-Casello di Caserta sud dell'autostrada del Sole, è rimasta paralizzata, nel pomeriggio per circa due ore da una cinquantina di dipendenti di un'azienda del settore metalmeccanico. I lavoratori rivendicano spettanze arretrate, chiedono un premio di produzione maggiore di quello riconosciuto dall'azienda e sono contrari a svolgere attività accessorie. Il blocco stradale è stato rimosso dopo la notizia della convocazione di un incontro tra direzione aziendale e rappresentanze sindacali, fissato per mercoledì prossimo in prefettura.
I sociologi li chiamano "i poveri che lavorano". I governi invece li usano a fini statistici, per poi poter raccontare in tv che è diminuita la disoccupazione. Sono i 4 milioni di precari creati in questi anni dalla rivoluzione della flessibilità iniziata con il pacchetto Treu e proseguita con la legge Biagi. Risultato: oggi in Italia c'è un esercito di lavoratori privi di garanzie, mal pagati, utilizzati dalle imprese per competere con le altre tramite l'abbattimento del costo del lavoro. Se n'è accorto persino il quotidiano la Repubblica, storico sostenitore della via flessibile all'occupazione, che ieri ha pubblicato un'inchiesta basata sui dati Cgil e la ricerca del Censis. La fotografia che ne viene fuori è eloquente. Innanzitutto viene smentita la favola per cui il contratto atipico per i giovani sarebbe un'opportunità, un trampolino che consente di fare un'esperienza di lavoro che in seguito favorisce la conquista di un'occupazione stabile. Per capire quanto sia falsa questa affermazione è sufficiente analizzare la figura del "co. co. co. ", acronimo che sta per "collaboratore coordinato e continuativo". Dei due milioni e mezzo assunti con questo tipo di contratto, secondo le posizioni denunciate all'Inps, il 55, 7% vive al nord, il 23, 6% al centro e il 20, 7% al sud. Se si esamina l'età dei co. co. co, si scopre che il 53,1% ha un età compresa tra i 30 e i 49 anni. A causa della scarsa consistenza dei contributi versati, per molti di essi si prospetta una vecchiaia con pensioni da fame. A questi vanno aggiunti 250 mila lavoratori interinali e una vera moltitudine di appesi ai contratti più disparati: part time, apprendistato, formazione lavoro, stagionali, associazione in partecipazione. Tra le vittime della flessibilità, cresce il numero di coloro che lavorano in strutture pubbliche o enti locali: esclusa la scuola, sono 256mila.
Sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori delle pulizie del Lazio, oggi, per il rinnovo del contratto territoriale. Manifestazione all'Eur, in via del poggio Laurentino, davanti alla sede della Fise, l'associazione dei servizi di Confindustria, per chiedere un tavolo di confronto a dodici mesi dalla presentazione della piattaforma sindacale. I sindacati hanno un programma di iniziative già calendarizzate da qui a settembre. Il settore, che solo a Roma e provincia conta circa 16 mila addetti, soprattutto donne, è costretto a misurarsi da tempo con la precarietà, il lavoro nero e sommerso, la scarsa prevenzione per la salute e la sicurezza sul lavoro. Nelle imprese più grandi, legate alla committenza pubblica e privata, (ospedali, scuole, uffici, trasporti, industrie) le gare di appalto al massimo ribasso impoveriscono salari e tutele.
A conclusione delle indagini su 14 casi tra malattie e decessi ritenuti legati all'esposizioone all'amianto nei cantieri navali di Porto Marghera (Ve),risultano indagati 7 dirigenti succedutisi ai vertici della Breda e Fincantieri dagli anni'70 al'94. Tra i 14 casi, anche quelli di alcune mogli di operai che lavavano a casa le tute. Per il Pm Felice Casson,i dirigenti non avrebbero informato i lavoratori dei rischi che correvano e non li avrebbero sottoposti alle visite mediche periodiche previste dalla legge.
Accordo raggiunto tra la multinazionale americana Exide (che ha sede in Italia a Romano di Lombardia) e i sindacati sulla sorte dello stabilimento di Casalnuovo (Napoli). In un protocollo di intesa siglato presso alla presidenza del Consiglio dei ministri, la società ha ceduto, a titolo gratuito, 30 mila metri quadri di superficie, comprendente impianti e capannoni dello stabilimento, alla società pubblica Sviluppo Italia. Nell'incontro - presenti il sottosegretario Gianni Letta, il sindaco di Casalnuovo Antonio Peluso, e i segretari nazionali e provinciali di Fim, Fiom e Uilm - la Finanziaria pubblica si è impegnata a presentare un progetto di reindustrializzazione delle aree ex-Exide: dovrà individuare, in collaborazione con le istituzioni locali, uno o più imprenditori, preferibilmente dello stesso settore di produzione, disposti ad investire sull'area e a riavviare così la produzione ferma da mesi. Nell'accordo si precisa che "gli obiettivi occupazionali da raggiungere devono soddisfare primariamente le unità lavorative attualmente occupate, compreso l'indotto dei servizi": circa 200 lavoratori, tra direttamente impegnati nella produzione (171) e nelle occupati società di servizio di supporto (circa 30). In attesa del riavvio della produzione, i lavoratori andranno in Cassa integrazione straordinaria per 12 mesi.
Fim e Uilm da una parte e Fiom dall'altra, non hanno una posizione comune sulla vertenza aperta alla Dalmine per la gestione della procedura di mobilità aperta dall'azienda il 28 maggio per 136 lavoratori (125 impiegati e 11 operai dei servizi generali). Le distanze che all'inizio si nascondevano dietro le sfumature linguistiche, sono emerse in tutta evidenza nella riunione di venerdì scorso dell'Rsu, dove da gennaio la Fiom è in maggioranza. I metalmeccanici della Cgil ritengono che non si possa rinunciare al principio della volontarietà del personale da collocare in mobilità. Lunedì la Rsu Uilm Dalmine ha rotto il ghiaccio e ai suoi iscritti e simpatizzanti ha spiegato perché considera "pericoloso perseguire l'obiettivo del mancato accordo in alternativa all'attuale blocco della trattativa, sostenendo, con grande leggerezza, che il mancato accordo è meglio di qualsiasi altra soluzione". Martedì ha risposto la Fiom con un comunicato rivolto a tutti i lavoratori firmato "Fiom-Cgil Tenaris Dalmine Fiom-Cgil Bergamo" dove si legge: "Il nostro obiettivo non può essere quello di un mancato accordo, ma non può essere nemmeno quello della firma che preveda dei licenziamenti".
Si estende anche ai lavoratori del cimitero lo stato di agitazione proclamato dalla Rsu del Comune. Il nuovo fronte di protesta irromperà stamani, a Palazzo di Città. Gli oltre venti dipendenti del camposanto, divisi tra operai e impiegati, lamentano di essere costretti a lavorare in condizioni disastrose. Gli impiegati cimiteriali chiedono, infine, che si ponga mano una volta per tutte all'annosa questione della pianta organica, attualmente dipendente, per la parte amministrativa, dal settore attività produttive, e, per la parte tecnica, dall'ufficio tecnico.
La vicenda "Habitus" da nove giorni sta tenendo con il fiato sospeso, oltre ai 70 operai dell'opificio tessile, l'intera comunità valguarnerese. Il sindaco di Enna, Camiolo, ha dato notizia di avere ricevuto un fax dall'Habitus, sottoscritto dall'amministratore unico, Giuseppe Maniscalco, con cui l'azienda ha dato rassicurazioni, sul presente e sul futuro lavorativo dei 70 operai, dichiarando di essere fortemente intenzionata ad avviare un progetto di risanamento. Uno dei dipendenti dell'Habitus ha annunciato che proprio ieri l'azienda ha iniziato a pagare gli stipendi arretrati di marzo e aprile. I sindacalisti hanno sottolineato la scarsa affidabilità sino ad ora dimostrata dai vertici dell'opificio tessile che più volte, non hanno messo in atto, quanto promesso verbalmente in vari incontri.
I dipendenti del Consorzio di bonifica 6 di Enna al seguito del sindacato di destra UGL proclamano lo stato di agitazione e "si riservano lo sciopero se non verranno saldate le competenze spettanti a tutti gli operai". Gli arretrati non percepiti dai lavoratori del consorzio di Bonifica n. 6 di Enna risalgono a novembre e dicembre del 2003 e a marzo, aprile, maggio di quest'anno.
Mancano cinque giorni alla risoluzione della vicenda di Ibleambiente, e si attendono soluzioni per dare continuità al servizio e garanzie occupazionali ai lavoratori. La società si occupa di igiene ambientale sul territorio comunale del capoluogo.
E' stato necessario l'intervento della polizia, ieri, per evitare che tra i lavoratori socialmente utili che nell'atrio del Municipio, da oltre tre ore, attendevano l'arrivo di qualche amministratore comunale, la tensione salisse a livelli non più controllabili. Al confronto con i precari l'amministrazione cittadina aveva delegato il dirigente del settore Personale, Aldo Scialabba. Questi, però, non poteva fornire quelle risposte di carattere politico che i lavoratori, in ansia per il loro futuro, si attendevano. Così i circa 150 lsu che verso le 10, in corteo, si sono mossi dall'area antistante il Monumento ai Mille per raggiungere il Municipio, hanno continuato a ribadire la loro ferma volontà di incontrare il sindaco Eugenio Galfano. Anche se questi aveva preannunciato l'impossibilità ad essere presente. Intorno alle 13.30, però, la tensione era ormai salita a tal punto che la polizia ha telefonato al primo cittadino invitandolo a precipitarsi nell'atrio del palazzo municipale. Nel frattempo, ad invitare alla calma la folla dei precari (nonostante la lunga attesa, ancora oltre un centinaio) erano i rappresentanti locali di Cisl, Uil e Ugl. All'arrivo del sindaco si è finalmente tenuto il confronto con i rappresentanti di categoria. Ne è venuto fuori un documento congiunto nel quale il capo dell'amministrazione, pur facendo presente le difficoltà di natura finanziaria, si è impegnato a tentare di risolvere il problema, fissando un tavolo tecnico per l'1 luglio. Nei giorni scorsi i lavoratori socialmente utili in servizio al Comune (quasi 300) avevano proclamato lo stato di agitazione chiedendo altri contratti di diritto privato, mobilità e garanzie sulla continuità del rapporto di lavoro.
Le difficoltà restano numerose, il piano non va avanti e sui lavoratori si cerca di far ricadere tutte le problematiche legate alla competitività. Questo in sintesi quanto scaturito da un incontro fatto con lo scopo di operare una verifica dell'accordo sul piano della riorganizzazione aziendale, firmato nel marzo scorso e di fornire una valutazione sullo stato della crisi del gruppo. E da quanto emerso non ci sarebbe da stare allegri, almeno a sentire il sindacato. A maggio, giugno e luglio è stata riscontrata una riduzione del numero dei lavoratori messi in cassa integrazione, a causa di temporanei ordinativi. Nel complesso, sindacati e Rsu hanno evidenziato il permanere di tutte le incertezze sul futuro produttivo e occupazionale del gruppo. Il 5 luglio è previsto un incontro tra sindacati, Rsu e direzione aziendale. Al momento, non ci sono spiragli alla crisi e non sono ancora chiare le modalità di attuazione della cassa integrazione. Su questo chiediamo all'azienda una risposta precisa".
Raggiunta un'ipotesi d'accordo, per il biennio 2004 2005, tra i sindacati di categoria Fiom, Fim, Uilm con la Scm Morbidelli di Pesaro, uno dei più grandi gruppi metalmeccanici della zona. La piattaforma unitaria approvata in tutto il gruppo dalla maggioranza dei lavoratori, con un referendum tenutosi nel mese di marzo, ha visto una positiva conclusione. I lavoratori della Morbidelli, impegnati dalla seconda metà del 2003 nella vertenza per il precontratto insieme alla sola Fiom Cgil, hanno ritrovato nelle tre organizzazioni sindacali di categoria dei soggetti molto sensibili alle problematiche che, negli ultimi mesi sono emerse sempre di più, quali la perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni, una diversa distribuzione del reddito, una sempre maggiore lotta alla precarizzazione del lavoro. L'accordo prevede un aumento di 45 euro mensili uguale per tutti così scaglionato 20 euro dal gennaio 2004, 12 euro dal gennaio 2005, 13 euro dal novembre 2005. E' stato anche fissato l'importo del premio di risultato collegato ad obiettivi di produttività e qualità. Per il 2004 il premio produttività sarà di 504 euro annui su fatturato pro capite pari a 168.000 euro, mentre l'obiettivo qualità sarà pari a 1,083% ( incidenza su manutenzione efficienza alle macchine in garanzia ) sul fatturato. Per il 2005 il premio produttività sarà di 608 euro annui su fatturato pro capite pari a 174.000 euro e il premio qualità di 152 euro su incidenza costo qualità pari a 0,96% del fatturato. L'ipotesi d'accordo rimanda al confronto tra le parti l'eventuale applicazione della legge 30 indicando sin d'ora che i rapporti di lavoro come il job on call (lavoro a chiamata ) job sharing (lavoro condiviso) staff leasing (lavoro in affitto a tempo indeterminato) potranno essere attivati solo con il consenso di tutte le parti.
Il settore edile privato si prepara alla mobilitazione, se non arriveranno risposte soddisfacenti entro le ore 14 di oggi, quando è stata convocata un’assemblea di tutti i lavoratori del settore al teatro Concordia di Borgo Maggiore. I nodi irrisolti continuano ad essere le pari procedure di rinnovo del permesso di lavoro per i frontalieri, così come adottato dalla Commissione di collocamento per tutti i settori lavorativi, e il sindacato rivendica la stessa applicazione dei permessi automatici anche per i lavoratori edili, finora esclusi da tale procedura, unitamente alla salvaguardia del potere d’acquisto delle retribuzioni ed alcuni interventi correttivi circa le fasce orarie di lavoro, così come l’esigenza di poter disporre di una giornata di permesso straordinario.
E’ successo di nuovo: i dipendenti di Croce Amica di Latina sono ancora senza stipendio. Perché la Asl non versa all’azienda la quota stabilita a monte di un appalto aggiudicato un anno fa. Un debito che ammonta a circa due miliardi e 100 delle vecchia lire. Così domani, i lavoratori di Croce Amica incroceranno le braccia, se entro oggi non arriverà uno spiraglio da parte dell’azienda sanitaria. Sarà sciopero bianco, che significa assicurare le urgenze ma non i trasferimenti da ospedale a ospedale, pratica che occupa il 50 per cento e oltre dell’attività quotidiana delle strutture ospedaliere pontine. Già il mese scorso la spettanza di aprile, a maggio inoltrato, non arrivava. Temendo che sarebbe successo di nuovo la Cgil aveva mantenuto lo stato di agitazione per i 140 lavoratori. Gente che a bordo delle ambulanze rischia la sua vita ogni giorno per salvarne altre, oltre che padri e madri di famiglia che con lo stipendio vivono, e mangiano, e pagano mutui e bollete.
Prosegue la stagione degli integrativi: presentazione di piattaforme, mobilitazioni, intese. In particolare nella Bassa Occidentale nelle passate settimane sono stati raggiunti gli accordi alla Scab di Coccaglio, alla Coram e alla Trafilati Martin di Cologne, all’Eural di Rovato alla Foma. Alla Coram, 180 dipendenti, è stato consolidato il premio di risultato ed è stato definito un superminimo collettivo di 31 euro; il nuovo premio è stato fissato in 800 euro (600 dei quali fissi). Alla Trafilati Martin (70 addetti) è stata consolidata la parte variabile del precedente premio di risultato; previsto un superminimo collettivo di 40 euro; il nuovo premio di risultato è di 854 euro (600 garantiti). Alla Scab, 100 addetti, aumento del superminimo per 78 euro (14 mensilità). Più complessa, invece, la situazione in altre aziende. Alla Entra di Odolo (65 addetti), la trattativa sulla piattaforma per il rinnovo del contratto aziendale si è interrotta. Martedì, dalle 9 alle 11, i lavoratori della Beretta, della Trw, della Redaelli, della Pinti Inox hanno presidiato l’ingresso della Timken, l’altra impresa nella quale è stata presentata la piattaforma. Domani il presidio si terrà alla Pinti Inox; mentre giovedì primo luglio sciopero con presidio della Trw.
I 15mila lavoratori artigiani attivi in provincia nel settore tessile, abbigliamento, calzature hanno il nuovo contratto nazionale. L’intesa è stata raggiunta lunedì sera e riguarda circa 200mila lavoratori a livello nazionale. L’intesa prevede un aumento salariale al 3° livello dell’inquadramento professionale di 70,40 euro con decorrenza primo luglio e di 30 euro con decorrenza primo gennaio 2005. L’intesa copre il periodo aprile 2002-dicembre 2004 e prevede l’erogazione di una cifra una tantum a coprire il periodo pregresso di 300 euro (al lordo della indennità di vacanza contrattuale) che saranno corrisposti a ottobre (240 euro) e a maggio 2005 (60 euro). Dalla prima tranche di 240 euro le aziende che abbiano regolarmente pagato la IVC nei mesi scorsi potranno detrarre una cifra convenzionale di 190 euro per cui la una tantum sarà di 110 euro.
I bonus di Natale e delle vacanze estive saranno sostituiti da un bonus annuale legato agli utili. L'accordo entrera' in vigore all'inizio di luglio per due anni ed e' valido solo per i due impianti coinvolti. Siemens si e' impegnata ad attenersi negli altri impianti agli accordi di categoria, che fissano l'orario settimanale a 35 ore. Il gruppo e' uno dei maggiori datori della Germania, con circa 170mila dipendenti, pari al 41% del totale, ma nel Paese realizza solo il 23% del fatturato. I piani di delocalizzazione sono stati negli ultimi mesi al centro del contenzioso aperto con Ig Metall, fociato la settimana scorsa in una protesta cui hanno preso parte circa 25mila lavoratori. Ig Metall ha accusato la societa' di voler tagliare fino a 10mila posti di lavoro in Germania. La direzione del gruppo ha smentito la cifra e a inizio aprile ha quantificato in 5.000 (tra cui i 2.000 di Bocholt e Kamp-Lintofrt) i posti a rischio per un programma di risparmi basato su delocalizzazioni. Le trattative ora continuano sugli altri 3.000 posti di lavoro interessati dal piano. Un portavoce di Siemens ha spiegato che l'accordo trovato oggi non verra' "tradotto alla lettera" per gli altri siti, ma in tutti i casi dovrebbe valere "lo stesso orientamento di base verso una maggiore flessibilita".
Negli ultimi anni i processi di riorganizzazione realizzati da Poste Spa in Calabria hanno determinato la perdita di circa 1000 posti di lavoro, di cui quasi 400 nella provincia di Reggio Calabria. Nelle scorse settimane le organizzazioni sindacali di categoria hanno indetto uno sciopero e organizzato una manifestazione di protesta. I sindacati lamentano inoltre un clima intollerabile fatto di atteggiamenti provocatori e arroganti. Il 31 maggio scorso 18 di questi lavoratori hanno terminato il loro rapporto di lavoro per scadenza dei termini contrattuali a cui il 30 giugno si aggiungeranno gli altri 39, dopo circa 3 anni di lavoro. Poste Spa, dopo aver formato, e utilizzato per tre anni, questi 57 giovani lavoratori, con altissimi standard di qualità e professionalità, divenuti patrimonio non solo dell'azienda ma per tutto il territorio, decide, senza alcun preavviso di smantellare il Call Center di Reggio Calabria infliggendo un colpo molto forte in una provincia, ed in una regione, come la Calabria dove il lavoro manca. Il caso dei lavoratori interinali del Call Center di Reggio Calabria è emblematico di come l'azienda invece di ampliare l'organico dà loro il benservito e smantella il Call Center. Poste Spa stabilizza i lavoratori interinali del Call Center di Roma, con contratto non più rinnovabile, assumendoli a tempo indeterminato, dimostrando così che l'azienda utilizza due pesi e due misure a seconda delle situazioni che è chiamata ad affrontare.
Si è svolta a Catanzaro, nei locali della presidenza della Giunta Regionale su richiesta di Cgil, Cisl e Uil un incontro sui problemi della società Tesi e dei lavoratori ex Telcal della Calabria. Alla richiesta di verificare le prospettive occupazionali dei lavoratori ex Telcal, a qualsiasi titolo oggi impegnati, i rappresentanti della Regione hanno affermato che la prospettiva è che vengano utilizzati tutti dentro Tesi. "Sembra quindi che per i 157 lavoratori coinvolti si possa a breve delineare una positiva soluzione occupazionale ed operativa. A tale proposito è stata già indicata la data del 5 Luglio alla Presidenza della Giunta Regionale per un incontro di verifica sugli sviluppi dei problemi in atto, nonché dei piani industriali ed operativi. Il settore informatico calabrese vive da tempo è più complessivamente una forte crisi che ha investito non soltanto le realtà industriali direttamente riconducibili alla Regione ma anche le singole imprese private.
Trattativa non stop per il contratto del commercio (un milione e mezzo di addetti). Sindacati e Confcommercio sono tornati al tavolo ieri alle 18 con l'obiettivo di chiudere in nottata. L'aumento salariale per il primo biennio, che scadrà già a fine anno, è di 89 euro. A gennaio, se il differenziale tra inflazione programmata e inflazione reale supererà lo 0,2%, si farà il conguaglio. L'aumento «indicato» per il secondo bienno è di 48 euro, troppo basso secondo i sindacati di categoria. Filcams, Fisascat e Uiltucs giudicano positive le mediazioni raggiunte su apprendistato, previdenza integrativa, diritti sindacali. Sul mercato del lavoro, in particolare sui contratti a termine e sul part time, le posizioni ieri sera erano ancora distanti.
Osimo come Wu-xi, Cina. Uno strano gemellaggio lega questi due luoghi: in entrambe le città vi è uno stabilimento della MTS, Merloni Termosanitari. E ieri mattina gli operai dello stabilimento osimano di Fornaci Murate, guidati dalle rappresentanze Fim, Fiom e Uilm, sono scesi in strada, bloccando per quasi un'ora la Settempedana, all'incrocio con via di Filottrano, poco dopo Padiglione, causando due lunghissime file d'auto e camion in entrambi i sensi di marcia. La richiesta è chiara: l'equiparazione salariale rispetto agli stabilimenti di Fabriano dello stesso gruppo. "La retribuzione degli operai che lavorano presso l'MTS di Osimo, infatti, è significativamente più bassa rispetto al resto del Gruppo Merloni" spiega Guanito Morici, segretario provinciale Fim-Cisl, "dell'ordine di 1500 euro all'anno in meno: il mensile di questi lavoratori rimane dunque, per la stragrande maggioranza, sotto i 1000 euro".
Importante sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Ariano Irpino, Maria Cristina Rossi, che reintegra nel posto di lavoro 13 dipendenti delle Poste Italiane Spa assunti a tempo determinato e da qualche tempo non più in servizio. La vicenda è destinata a suscitare interesse e polemiche. Anche perché nei prossimi giorni sono interessati allo stesso problema altri cinque ex dipendenti delle Poste Italiane Spa. In effetti il giudice, dopo le argomentazioni sostenute dagli avvocati Claudio Lalli e Santo Santaniello, ha ritenuto che le Poste Italiane abbiano l'obbligo di motivare in via analitica e non generica il singolo contratto. Con un contratto a tempo limitato non motivato adeguatamente si potrebbe configurare anche un'operazione dell'azienda diretta a ridurre arbitrariamente il numero dei dipendenti. Nel caso discusso presso il giudice del lavoro di Ariano Irpino mancherebbero la motivazioni specifiche per l'assunzione e il licenziamento. Il contratto è praticamente nullo. Pertanto le Poste non solo devono reintegrare con contratto a tempo indeterminato i lavoratori licenziati, ma corrispondere loro anche gli arretrati. «Nessuno - sostiene l'avvocato Santaniello - credeva alla bontà della nostra iniziativa. Certo, adesso le Poste non staranno a guardare; ricorreranno in appello, ma questa sentenza è sicuramente destinata a fare scuola».
I sindacati dei ferrovieri e Trenitalia hanno firmato un accordo quadro che sblocca le relazioni sindacali interrotte da circa due mesi. In relazione alle assunzioni, l'accordo prevede che quelle part-time siano riportate nell'ambito del contratto e del rispetto degli accordi. Riguardo all'apprendistato, si attivano le procedure relazionali relative al contratto. In tema di mobilità e di trasferimenti, si mettono in atto le intese contrattuali attraverso regole trasparenti sulle interpellanze e sulle graduatorie. Si chiarisce la composizione della squadra minima sui treni Etr con dodici carrozze: l'accordo prevede una squadra minima di scorta e il ritiro dei provvedimenti disciplinari. Intesa anche sull'organizzazione del lavoro e la ripartizione dei turni. Trenitalia si impegna all'applicazione del contratto nazionale delle attività ferroviarie anche alle società controllate.
Sono stati rinviati a giudizio i tre ex dirigenti della Solvay accusati dalla procura di Livorno di omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime colpose plurime, in relazione alla presenza, in passato, di amianto nello stabilimento di Rosignano. Si tratta di Raymond Delaybe, Roberto Morelli e Emanuele Sparapani. Compariranno il 25 ottobre davanti al tribunale di Cecina. Per il gip i tre, che guidavano la divisione "mantenimento e costruzione", avrebbero agito "con negligenza, imperizia e imprudenza", nel non dotare i dipendenti delle opportune protezioni rispetto al materiale contenente amianto. Sei ex lavoratori della fabbrica sono morti per mesotelioma pleurico, fra il 1997 e il 2001, per altri sei nel 2000 è stata diagnosticata l'asbestosi.
Nuovi passi avanti nella trattativa sindacale in atto alla Dalmine-Tenaris dopo l'apertura della procedura di mobilità aperta per 136 lavoratori, 125 impiegati ed 11 operai. Ieri, nel corso dell'incontro che ha visto riuniti i responsabili del tubificio e i rappresentanti sindacali, l'azienda ha modificato il quadro delle offerte per proseguire sul percorso della riduzione del personale ritenuta necessaria all'indomani della riorganizzazione funzionale delle attività legate al processo d'integrazione delle procedure di Dalmine nel gruppo Tenaris. L'azienda si è resa disponibile ad incrementare ulteriormente l'integrazione al reddito per i non pensionabili, ma ha anche dato la sua disponibilità all'allungamento dei termini della messa in mobilità al 1° gennaio dell'anno prossimo (in teoria la scadenza "formale" in caso di mancato accordo sulla procedura di mobilità il termine sarebbe indicato all'11 agosto prossimo). Inoltre, l'azienda si è detta disponibile ad un allargamento del numero dei pensionabili prevedendo la possibilità di concordare la messa in mobilità per i lavoratori che, con le rispettive finestre, potrebbero accedere ai benefici della pensione fino al 2009. Tutti contenuti questi che in assenza di un'intesa, non sarebbero a disposizione come tutela dei lavoratori coinvolti da questo processo di riorganizzazione. Sul tavolo resta la questione della volontarietà: il nodo resta ancora quello, anche se l'azienda ha cambiato un po' il suo atteggiamento circa il mancato accordo dimostrando un maggiore preoccupazione ad arrivare ad un'intesa. Le parti ora si incontreranno un'altra volta il 9 luglio prossimo. Lunedì ci sarà un'altro vertice in Rsu: poi nella settimana del 5-9 luglio si svolgeranno le assemblee di fabbrica a cui dovrebbe fare seguito un nuovo vertice sindacale in Rsu prima dell'incontro con l'azienda.
Nel maggio del 1980 fu assunto dalla Cassa di Risparmio di Ferrara con un contratto a termine di qualche mese per lavorare in uno sportello estivo nelle località balneari della provincia. Lui chiese la conferma ma gli fu negata. Dopo 24 anni la Corte d'appello di Bologna, ribaltando una precedente decisione del tribunale di Ferrara, ha dato ragione a Teodorico Fantini, 46 anni, disponendone la riassunzione.
Sciopero con assemblea dei lavoratori domani alla Ceramica Ligure (ex Ceramica Vaccari) di Ponzano Magra (La Spezia). All'origine della protesta, il passaggio di proprietà dell'azienda dalla Villeroy & Boch al gruppo austriaco Lasselsberger di Pochlam. I sindacati, che sono stati tenuti all'oscuro della cessione, denunciano la mancata presentazione di un piano industriale prima della chiusura della trattativa. La Ceramica Ligure ha 207 dipendenti, ma nelle settimane scorse la Villeroy & Boch aveva intenzione di mettere in cassa integrazione 100 persone. L'azienda, che produce circa 2 milioni e mezzo di piastrelle all'anno, dal 1998 faceva parte del gruppo tedesco.
E’ saltato il tavolo per il rinnovo del contratto di circa un milione e mezzo di lavoratori del settore del commercio, tra la Confcommercio e i sindacati del settore. Lo sciopero revocato la scorsa settimana, ritorna immediatamente dopo la rottura delle trattative, e ci sarà l'astensione del lavoro per otto ore del personale della grande distribuzione per sabato prossimo. La grande distribuzione ha deciso di respingere in toto l'intesa siglata sulle questioni della tutela del mercato del lavoro nel settore, e sulla questione salariale (125 euro medio al quarto livello più 14 euro in quota d'anticipo già versata per il 2003 e 9 euro per l'assistenza sanitaria). Per ora, non è stato ancora fissato nessun nuovo incontro tra Confesercenti e organizzazioni sindacali.
Giornata decisiva per la vertenza dell’Itc. L’azienda tessile di Lacedonia ha inviato ai novanta dipendenti la comunicazione di avvio della procedura di mobilità. E stamane in Prefettura si tenta di trovare una soluzione per evitare quest’ennesimo colpo al già tanto tormentato panorama occupazionale irpino. Per i lavoratori si è trattato di un fulmine a ciel sereno in quanto il maggior azionista dell’Itc, Gennaro De Lucia, di fronte alle voci di crisi, aveva rassicurato un po’ tutti affermando che era alla ricerca di nuovi clienti perché si voleva a tutti i costi tenere in vita lo stabilimento di Lacedonia. Secondo il maggior azionista dello stabilimento, qualcuno aveva informato la Diesel dei continui scioperi e per questo era giunta la diffida a riconsegnare entro tempi brevi tutta la merce da lavorare. Intanto i lavoratori e i sindacati non mollano. Da due giorni è in atto un presidio dello stabilimento del centro altirpino, mentre le associazioni di categoria annunciano di voler adire le vie legali. Se anche l’incontro di oggi dovesse concludersi con un nulla di fatto, le organizzazioni sindacali sono pronte a far scattare la richiesta di fallimento. Il sindacato chiede il pagamento di una cospicua parte dei quattro mesi di spettanze arretrate.
Si terrà il prossimo primo luglio l'atteso vertice sui problemi della Pozzi Ginori di Gaeta, dopo le proteste dei lavoratori contro i ventilati tagli di personale nell'azienda che produce sanitari e arredi da bagno. L'azienda fa capo alla multinazionale Sanitec. Lo sforzo dovrà essere quello di mantenere i livelli occupazionali pur garantendo una piena competitività sui mercati nazionali ed internazionali. La Provincia si è già impegnata a fare la sua parte per "sostenere, nell'ambito delle proprie competenze, lo sviluppo dell'impresa locale". Il congelamento dei licenziamenti che avevano allarmato tanto le maestranze non basta a tranquillizzare i dipendenti e le rispettive famiglie che invocano soprattutto chiarezza sull'immediato futuro dell'azienda.
Scatterà domani, per 10 lavoratori della Enel New Hydro, il primo giorno lavorativo alla Enel Distribuzione. È la prima tranche del piano di riduzione del personale annunciata da Enel su base volontaria, nell'ambito del processo di rifocalizzazione industriale della ex-Ismes. Intanto è stata rinnovata la Rsu, Rappresentanza sindacale unitaria, alla Enel NewHydro: hanno votato 140 lavoratori (sui 172 aventi diritto, pari quindi all'81,39%): risultano eletti Antonio Bariletti (43 preferenze) e Michelangelo Rossi (32), della Flaei-Cisl, e Leandro Locatelli (22) della Fnle-Cgil. In precedenza la Rsu era composta da 4 rappresentanti della Feneal e uno della Fnle.
Proprio mentre Bellizzi era invasa dai 3000 manifestanti contro la riapertura di Parapoti, al ministero del lavoro e delle politiche sociali veniva sottoscritto un accordo per la proroga della mobilità ai dipendenti della Lear Corporation. Lo stabilimento, che era impegnato nell'indotto dell'industria automobilistica, il 28 dicembre 2001 aveva attivato le procedure per la dismissione delle proprie attività a Bellizzi lasciando i dipendenti senza un'occupazione. Con l'impegno assunto dal comune di Bellizzi, fu possibile procedere fin dall'inizio a una ricomposizione della vertenza, con il trasferimento di parte delle maestranze in altri stabilimenti e con l'avvio della procedura per ricollocare i restanti diciassette. L'accordo, sottoscritto a Roma venerdì dal sindaco, congiuntamente al Patto Territoriale "Sele Picentino", alla Provincia di Salerno e alle rappresentanze sindacali di categoria, rappresenta un importante risultato a favore dei lavoratori e delle imprese del territorio.
Oggi, proprio mentre la Camera voterà la fiducia sulla contestatissima riforma dell'ordinamento giudiziario, i precari del ministero della Giustizia - duemila persone assunte nel 1996 come lavoratori socialmente utili e successivamente con contratti a tempo determinato negli uffici giudiziari di tutta Italia - manifesteranno davanti a Palazzo Chigi per chiedere la stabilizzazione del loro rapporto di lavoro. Indette una serie di iniziative fino al 3 luglio, in vista della messa a punto del Documento di programmazione economica e finanziaria del governo.
Stop all'attività produttiva per due ore complessive nelle giornate di oggi e domani e altre due ore nella prossima settimana. Nell'unità produttiva del gruppo Caterpillar lo scontro tra sindacati e vertici aziendali riguarda il rinnovo del contratto integrativo. Il sindacato chiede una svolta all'azienda nell'atteggiamento negoziale dopo i sette confronti che si sono rivelati un buco nell'acqua. Gli operai incroceranno le braccia per un'ora oggi e domani, con un presidio davanti allo stabilimento, e poi per altre due ore nella prossima settimana. "I motivi alla base dello sciopero - informano i sindacati - riguardano innanzitutto la richiesta dell'azienda di modificare l'orario di lavoro in senso peggiorativo, quindi il fatto che sulla flessibilità non ci sono risposte adeguate alle richieste sindacali che puntano a limitare al massimo le forme di precariato della legge Biagi". Ma il sindacato chiede anche che la busta paga pesi di più. "Sul fronte del salario - è stato detto - l'azienda non è in grado di soddisfare le richieste sindacali sia sulla quantità che sulle modalità di erogazione".
"Come viviamo? Chiedendo prestiti ad amici e parenti. Poi quando prendiamo gli stipendi paghiamo i prestiti": chi lavora deve essere pagato ma deve anche avere versati i contributi. Gli operai della Ledel, una ventina circa, hanno dato vita ieri ad 8 ore di sciopero proclamato da Fillea Cgil. La Ledel è una ditta edile che ha un contratto di manutenzione con Eni Divisione Agip. La protesta si è svolta davanti al centro direzionale di contrada Olivo. La scintilla l'ha provocata il mancato pagamento di tre mensilità di stipendi da aprile a giugno. Ma l'altro aspetto rilevante della protesta è l'aver scoperto che mancano i versamenti alla cassa edile dal giugno 2003 ad oggi. Due anni fa successe un caso analogo sempre con la stessa ditta. In serata una soluzione al caso Ledel: l'Eni verserà alla Ledel oggi 31 mila euro. Serviranno per 25 mila euro a sanare la posizione contributiva, il resto, unitamente ai proventi di un altro bonifico di 12 mila euro che arriverà nei prossimi giorni sarà destinato a pagare gli stipendi arretrati intorno all'11 luglio. Il 15 luglio l'incontro di verifica sul rispetto o meno di questa tabella di marcia. Sciopero sospeso fino ad allora.
Ennesima delusione per gli operai dell'Habitus, l'opificio tessile valguarnerese. Ieri, così come era stato stabilito nell'accordo siglato tra le parti, la scorsa settimana, dinanzi al prefetto di Enna, Maurizio Maccari, alle maestranze, avrebbero dovuto essere pagati gli stipendi di marzo e aprile. Ed invece non è stato così, visto che gli assegni emessi dall'azienda, per l'ennesima volta, sono risultati scoperti. Per gli operai questo pagamento è risultato essere un'altra beffa. Al momento, quindi, gli unici salari pagati sono i diciotto elargiti, la sera prima dell'incontro in prefettura. E così come temevano in tanti, che da sempre si sono mostrati scettici sulle promesse fatte dai vertici aziendali, è saltato l'accordo siglato la scorsa settimana. Sino ad ora, infatti, gli unici a mantenere fede agli impegni presi sono stati i 70 operai, che come previsto dal protocollo siglato sul tavolo prefettizio, lunedì scorso, sono puntualmente rientrati al lavoro, riattivando la linea produttiva dello stabilimento di via Trieste, per ultimare i 1400 capi d'abbigliamento, rimasti incompleti a causa dello sciopero durato ben nove giorni.
Buone notizie per i centoquattro precari impegnati in attività socialmente utili presso l'amministrazione comisana. E' stato approvato e reso esecutivo il piano di finanziamento delle misure di fuoriuscita dal bacino dei lavoratori che svolgono attività socialmente utili in conformità alle richieste avanzata dall'Amministrazione comunale e pervenute presso l'assessorato regionale al Lavoro entro il 30 marzo di quest'anno. Il via libera è arrivato dalla Commissione regionale per l'impiego, presieduta dall'assessore regionale al Lavoro, Raffaele Stancanelli. In Sicilia saranno cinquemila e trecento i lavoratori utilizzati in enti pubblici ad essere stabilizzati, quattrocentodieci in provincia di Ragusa. Il piano di fuoriuscita dal bacino del precariato prevede la concessione del contributo per la stabilizzazione dei centoquattro lavoratori i quali potranno sottoscrivere contratti di diritto privato quinquennali. Il contributo a carico della Regione ammonta a quasi 31 mila euro ripartito in cinque annualità in quote di pari importo, tuttavia il compenso mensile non può essere inferiore a 671,39 euro. La quota dunque eccedente, poco più di 150 euro al mese per ogni lavoratore sarà quindi a carico del Comune.
La vicenda degli ex-corsisti Enel è giunta al capolinea. Da domani mattina circa 100 lavoratori, attualmente impegnati presso il Comune di Rossano in un progetto di pubblica utilità, si ritroveranno in mezzo ad una strada, senza lavoro, anche se al momento precario, e senza reddito alcuno. Da diversi mesi inoltre attendono le spettanze regionali, un sussidio di poche centinaia di euro. I sindacati, chi più disponibile ad accettare soluzioni tampone e chi meno, non demordono, e preannunciano di andare all'attacco, anche sul fronte giudiziario, se si renderà necessario. La campagna elettorale appena trascorsa ha ignorato del tutto la problematica degli ex-corsisti Enel, così pure la vicenda della riconversione della centrale di Sant'Irene. Gli stessi rossanesi vivono la vicenda con apatia, senza avvertire la necessità di una battaglia in favore di un polo occupazionale, quale è la centrale Enel di Rossano, anche con il suo indotto. Qualcuno, tempo addietro, aveva ipotizzato la proroga del sussidio per Lpu sino al dicembre prossimo, senza proporre alcuna proposta definitiva per un'occupazione stabile. La società regionale Sorical fa registrare un esubero di personale, e quindi sarebbe in grado di assorbire parte degli ex-corsisti, così come da più parti ventilato o sottoscritto. L'Ato, che fa capo all Provincia di Cosenza, attende di essere definito e reso operativo, stante il rinnovo del consiglio provinciale e del suo presidente, sicuramente altro tempo ancora si dovrà aspettare per poter avere una risposta positiva. L'Enel distribuzione, direttamente interessata a seguito dell'istituzione del corso di riqualificazione destinato ai lavatori fuoriusciti dai cantieri della centrale, e cofinanziato dalla Regione Calabria, non è interessata ad attingere dal bacino degli ex-corsisti da impiegare nei lavori della rete distributiva calabrese.
I dipendenti della Schillacium non percepiscono la paga da mesi. Già ad ottobre i dipendenti della Schillacium fecero sentire la voce della loro protesta perché da alcuni mesi non venivano pagati. E' anomalo che una società gestita da Comuni non riesca ad organizzarsi per pagare con regolarità ogni mese quei 140,000 euro che servono come stipendi. A fine anno 2003 ci fu un incontro alla presenza del prefetto tra i responsabili dei Comuni che godono del servizio ed i responsabili dei lavoratori. Nell'occasione ci sarebbe stato un accordo e la promessa che i lavoratori sarebbero stati pagati con regolarità. Ma sono state promesse fatte al vento. I lavoratori si sono riuniti in assemblea nella sala consiliare del palazzo di città. Calabretta nel corso dei lavori ha spiegato che 27 sono i Comuni serviti dalla Schillacium e che solo un terzo ha pagato con regolarità le spettanze dovute. Tra questi il comune di Soverato. Perciò circa 18 Comuni sono inadempienti. Ci sarebbe un arretrato di circa 900,000 euro da pagare. I lavoratori hanno chiesto un contratto decentrato e che nel giro di pochi giorni vengano pagati gli arretrati. In caso contrario si organizzeranno nuove forme di lotta per ottenere che siano rispettati i loro diritti. Comunque incroceranno le braccia e il 13 ed il 14 luglio
È scontro tra sindacati e Conerobus per la mancata assunzione di alcuni lavoratori alla cooperativa Atlante, che si occupa dei servizi di pulizia, rifornimento e movimentazione dei mezzi dell' azienda. Dopo lo sciopero dei giorni scorsi, tra le parti si è giunti ai ferri corti a causa del comportamento della direzione che, nonostante sia stato riaffidato l'appalto per ulteriori sei mesi alla stessa cooperativa con le medesime condizioni, ha deciso di licenziare alcuni lavoratori a dispetto di quanto previsto da norme contrattuali".