| lunedi 03 gennaio 2005 - snaterinforma |
NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e
Lotta
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Fax 06233213975
17/12-31/12/2004
Paz è un lavoratore senegalese che lavora attraverso un'agenzia interinale nelle fabbriche della zona intorno a Bologna. All'inizio di dicembre è stato licenziato dalla Fonderia Atti di Bentivoglio perché si era rifutato di lavorare su un macchinario non a norma. Ieri mattina un nutrito gruppo di migranti e italiani hanno presidiato l'ingresso della fabbrica durante il cambio turno: "Dire no è possibile, no a queste condizioni di sfruttamento, no alla legge Bossi-Fini, no alla legge 30" diceva il volantino che è stato distribuito ai lavoratori. All'interno della fabbrica intanto si svolgeva un'assemblea sindacale in cui si è parlato anche del licenziamento di Paz. Per la prossima settimana si prevede un'ora di sciopero.
I dipendenti dell’Istat hanno occupato la sala stampa dell’Istituto a Roma per protestare contro il blocco delle assunzioni, il taglio del bilancio e la riduzione degli organici. Riuniti in assemblea permanente, i lavoratori hanno quindi annunciato che faranno di tutto per bloccare la diffusione dei dati statistici previsti per oggi (fatturato e ordinativi industriali e Commercio con l’Estero). I dipendenti dell’Istat chiedono un incontro con il presidente e il direttore generale dell’Istituto. Sul tavolo, oltre al taglio del budget di 19 milioni di euro e al blocco del turn-over, spiegano i lavoratori, c’è anche il rinnovo del contratto della ricerca, scaduto da circa 3 anni. "Faremo come hanno fatto i forestali in Calabria", affermano i lavoratori.
L'Esaf è l'Ente sardo per le acque: il primo gennaio 2005 c'è la scadenza l’affidamento del servizio idrico integrato, che, qualora non rispettata, comporterebbe la revoca dei finanziamenti dell’Unione europea. L’Esaf spa (75 per cento dei Comuni, 25 per cento della Regione col programma di una riduzione della partecipazione in ragione del 5 per cento all’anno) è il soggetto gestore primario. Nel passaggio da Ente regionale a spa, l’Esaf deve affrontare alcuni problemi urgenti; prima di tutto quello del personale. La tutela delle posizioni economiche, giuridiche e previdenziali sono state al centro di una lunga trattativa fra Regione e sindacato. L’indirizzo della Regione riguarda il trasferimento di tutti i dipendenti alla Spa, senza diritto di opzione (in base al quale, in un qualsiasi momento, il dipendente può scegliere se restare nella società o ridiventare regionale. Alle organizzazioni sindacali è stato proposto una sorta di scivolo per i dipendenti vicini alla pensione (con due, tre anni di servizio da compiere): resterebbero regionali. Anche sul fondo integrativo di previdenza è possibile raggiungere l’intesa; solo l’Esaf, non esisterebbe più. Ma la Regione si impegna, per il personale in servizio, o a liquidarlo subito con le rivalutazioni del caso o a farlo vivere in Esaf spa. Gli eventuali esuberi che potrebbero determinarsi per fusioni e comunque per eventuali riassetti societari sono garantiti col rientro in ambito regionale delle unità in eccedenza. Questa garanzia sembra essere a medio termine.
I lavoratori della Ferrosud spa di Matera hanno concluso nel pomeriggio di oggi la manifestazione di protesta cominciata due giorni fa e culminata con la permanenza sul tetto di un capannone, per sollecitare il Ministero per le Attività produttive a fissare un incontro con la proprietà per la verifica del piano di rilancio industriale. La decisione è seguita alla comunicazione della data del confronto, fissata a Roma per il 14 gennaio, e all' incontro che il sindaco di Matera, Michele Porcari, e rappresentanti di partiti politici hanno avuto con i lavoratori. Il sindaco ha annunciato l' avvio di iniziative di sensibilizzazione delle istituzioni locali e la convocazione dei consigli comunali dei centri murgiani.
I lavoratori della Sma Basilicata - società che occupa 800 ex lavoratori socialmente utili - hanno sospeso nel pomeriggio il presidio insediato stamani a Potenza dinanzi al Palazzo della Giunta regionale e hanno proclamato una nuova giornata di sciopero per martedì 21 dicembre, in concomitanza con la seduta del Consiglio regionale. L’astensione è stata decisa dopo che il governatore Bubbico ha detto a una delegazione dei manifestanti di non vedere al momento le condizioni per la costituzione di una società mista che stabilizzi gli lsu. Intorno alle ore 14 si sono registrati alcuni momenti di tensione tra i manifestanti e alcuni dipendenti regionali, a cui è stata impedita l’uscita dai parcheggi di via Anzio. Gli stessi dipendenti hanno potuto abbandonare la Regione solo intorno alle 15.30. Per diverse ore la protesta ha creato disagi alla circolazione automobilistica. Martedì vi sarà lo sciopero, a cui parteciperanno tutti gli 800 lavoratori della Sma.
Atesia si conferma ancora al primo posto nella classifica della precarietà. L'ultima in ordine di tempo è accaduta in Telecontact, call center di proprietà 100% Telecom, nato dalla divisione seguita all'accordo del 24 maggio scorso. Qui lavorano 1350 operatori ex Atesia, per il momento tutti ancora cococò ma destinati a diventare dal prossimo primo gennaio - magia dell'accordo firmato da Cgil, Cisl e Uil - tra le prime cavie della legge 30: ovvero contratti di inserimento, di apprendistato, e somministrati a tempo determinato (quelli che erano i vecchi interinali). Gli addetti Telecontact - che rispondono per il 187 della Telecom - stanno scioperando da più di una settimana. Dieci giorni fa l'azienda ha scavalcato l'accordo del 24 maggio, ponendo ai lavoratori un aut aut non contenuto nel testo concordato: se volete il nuovo contratto, dovete firmare una liberatoria con cui rinunciate per sempre a fare causa per il pregresso. E non è che si tratti di poca roba: ci sono in Atesia (e oggi in Telecontact) precari storici, che hanno passato dietro il microfono fino a 14 anni, attraversando tutte le possibili forme di atipico esistenti: dalla partita Iva al cococò a cottimo, ovvero pagati a singola telefonata effettuata. Cisl e Uil stiano presenziando alla firma di queste liberatorie: se i sindacati non fossero presenti, infatti, sarebbero nulle. La Cgil, al contrario, si è opposta, e, insieme alle sigle di base, sta invitando i lavoratori a non firmare il modulo capestro. Cgil e Cobas protestano perché nell'accordo non si parla di liberatorie, ma anche per il fatto che a fronte della firma non viene offerto - come di solito accade - una somma a parziale compenso della rinuncia, né tantomeno un posto a tempo indeterminato.
Occuperanno il consiglio provinciale, martedì pomeriggio. E sarà solo la prima di una serie di iniziative che preannunciano in escalation fino a culminare in uno sciopero. Protagonisti della mobilitazione i dipendenti della Provincia. Sono 452 e oltre 200 di loro, riuniti in assemblea giovedì scorso, hanno avallato all’unanimità il pacchetto di iniziative di protesta. A scatenare le ire dei dipendenti, il contratto integrativo e, in particolare, la retribuzione della produttività. Con la proposta della Provincia i lavoratori si troverebbero addirittura con meno soldi dell’anno scorso.
Mobilità immediata per i 39 dipendenti della Procomac di Cerasolo, Rimini. La annunciano Cgil e Cisl dopo l’incontro di venerdì con il responsabile delle risorse umane dell’azienda con sede a Parma. Nel corso della prima assemblea sindacale, tenuta venerdì, i lavoratori "hanno giudicato inaccettabile il piano della sede di Rimini e deciso di far ricorso a tutte le iniziative necessarie per difendere il posto di lavoro".
Un corteo per sensibilizzare i cittadini sui problemi della precarietà e del carovita, si è svolto ieri a Brescia, organizzato dalla neonata Grande Alleanza Precaria, sigla dietro cui sono il centro sociale Magazzino 47, i Cobas Cooperative, il Coordinamento studenti bresciani ed il gruppo Equilibrio precario. Dopo aver attraversato via Garibaldi limitandosi ad affiggere adesivi (anche sulle vetrine di alcuni negozi) e distribuire volantini , il corteo è tornato in azione entrando prima nella pizzeria Spizzico, dove è stato consegnato ai dipendenti l’elenco dei diritti dei lavoratori insieme ad alcuni Cd masterizzati, dirigendosi subito dopo verso il Ricordi Mediastore. All’interno del negozio i dimostranti hanno distribuito altri Cd masterizzati, ottenendo dopo una accesa concertazione con il direttore dell’esercizio (mediata dagli agenti di pubblica sicurezza) uno sconto del 30% per una decina di clienti. Subito dopo il corteo si è riformato giungendo senza incidenti in piazza del Duomo, dove il presidio si è sciolto. Con questa iniziativa i Gap hanno cercato la massima visibilità possibile per le loro istanze, principalmente legate "alla volontà di reagire alla precarietà, alla privatizzazione dei beni comuni ed all’esclusione dai diritti fondamentali". Più mirata alla questione del mercato del lavoro la partecipazione dei Sin Cobas Cooperative Sociali.
Le organizzazioni sindacali Cgil-Cisl-Uil hanno inviato al sindaco di Sulmona una lettera per chiedere un incontro urgente in merito al licenziamento dei dipendenti della Suggest, la società che gestisce i parcheggi a pagamento, a causa di una probabile cessazione del contatto. I sindacati dicono che non hanno avuto alcuna comunicazione su chi potrebbe succedere nella gestione dei parcheggi alla Suggest; per questo ritengono indispensabile avere dei chiarimenti dal sindaco per conoscere quale potrà essere il futuro dei dieci lavoratori.
Sono esplose a Palagonia (Catania), all'alba di ieri, le proteste dei braccianti agricoli. Alcune migliaia di lavoratori hanno occupato per 4 ore un incrocio della ss 385 (Catania-Caltagirone) e il tratto finale di via Palermo, rivendicando ai commercianti un aumento della retribuzione giornaliera. Dopo aver rallentato il flusso dei veicoli, gli operai hanno piegato le resistenze dei datori di lavoro, ottenendo alle 9,45 la firma di un accordo sindacale in materia di salario e di controlli nelle aziende. Sono state impegnate 60 imprese a corrispondere, secondo le previsioni del contratto nazionale del settore ortofrutticolo, la paga di 58,40 euro al giorno, che sarà comprensiva del trattamento di fine rapporto e degli oneri fiscali. I conguagli dovranno essere effettuati con cadenza mensile. Ai braccianti agricoli saranno liquidati 7 euro in più rispetto al precedente contratto, la cui sottoscrizione risale al dicembre 2002.
Due mensilità di stipendio e la tredicesima da versare entro il prossimo 23 dicembre, a cui andranno ad aggiungersi, entro il prossimo 15 gennaio, almeno altri tre mesi di paga arretrati. E', in sintesi, l'impegno dell'Amministrazione della Casa d'ospitalità Salvatore Bellia di Paternò (Catania), nei confronti dei propri dipendenti, da sette mesi senza salario.
Natale sereno per i 130 lavoratori ex Essellesse delle sedi di Roma, Bologna e Mestre. La società, software house del gruppo Datamat, nata due anni fa dalla fusione della Sysdata Italia di Bologna con la Large Systems di Milano, negli ultimi tempi risentiva della forte crisi di tutto il settore Ict. Risultato: liquidazione alle porte, conti in rosso e posti di lavoro a rischio. Ma proprio in questi giorni la società è passata di mano a Roberto Vecchione e dal 2005 l’impresa tornerà all’antica ragione sociale, Sysdata, nome che lo stesso Vecchione aveva dato alla sua prima creatura, nel 1980, a Bologna.
I lavoratori di Esatri spa, concessionaria della riscossione per le province di Milano, Brescia, Varese, Pavia e Lodi scioperano oggi, lunedì 20 dicembre, per l'intera giornata. L’agitazione è stata decisa perché in un periodo di grande incertezza per il settore della riscossione tributi la direzione della Società intende sottrarre le attività più remunerative, esternalizzare alcune lavorazioni e chiudere altri otto sportelli, dopo averne chiusi più di cento in tre anni; tutto questo dopo la chiusura di una procedura ex legge 223/91 (licenziamenti collettivi) che ha portato nel settembre scorso ad una riduzione di organico di 32 persone. I lavoratori di Esatri scioperano per ottenere dalla capogruppo Banca Intesa l'impegno a garantire l'occupazione, riqualificando il personale all'interno del Gruppo e per il riconoscimento degli stessi diritti di tutti i dipendenti del gruppo Intesa, dopo aver sostenuto gli stessi sacrifici. A sostegno dello sciopero si terrà un presidio alle ore 10 in via Monte di Pietà 8, davanti alla Direzione Generale di Banca Intesa.
I dipendenti Cerruti di Corsico e Vigano di Gaggiano hanno scioperato per 4 ore. La protesta si è tenuta davanti alla sede dell'azienda. I manifestanti hanno denunciato che "il lacunoso varo della piattaforma industriale non garantisce alcuna continuità nel pagamento dei salari e la difficile situazione finanziaria del gruppo Fin Part non permette di capire le reali prospettive occupazionali dei dipendenti".
Rischiano il posto di lavoro 13 lavoratrici della ditta Diamante Srl che puliscono le scuole elementari e materne di Piossasco. Il loro contratto di lavoro scade venerdì 31 dicembre. Finora non è stata bandita alcuna gara d'appalto per il servizio di pulizia. Se i bidelli puliranno le scuole di Piossasco da gennaio loro resteranno a casa. Rischiano di rimanere senza lavoro ogni sei mesi. Dicono le operaie: "In situazioni simili alla nostra tutti avrebbero scioperato ma noi fino al 31 dicembre puliremo ogni giorno le aule in modo da non creare problemi alle scuole".
Ieri hanno lavorato malgrado le proteste, oggi lo faranno perchè sperano di essere pagati prima di sera. Il finale di questa storia, come sempre, resta sospeso tra le promesse che arrivano dalla ditta che ha vinto l’appalto per la costruzione del teatro di Vicenza - la Cogi di Firenze - e l’Amministrazione comunale che, in più occasioni, ha stigmatizzato il comportamento dell’impresa toscana, senza mai intervenire in maniera incisiva. I sindacati vogliono far valere l’articolo 13 del capitolato generale d’appalto nel quale si dice che se la ditta appaltatrice non è in grado di pagare le maestranze quest’ultimo compito spetta al committente, nella fattispecie all’Amministrazione comunale.
Sala stampa occupata, sit-in e blocco della diffusione delle rilevazioni statistiche, diramate in ritardo: da venerdì i dipendenti dell'Istat sono mobilitati per protestare contro blocco delle assunzioni, taglio del bilancio e riduzione degli organici. Oggi, i lavoratori hanno già annunciato che impediranno la diffusione dei dati sulle retribuzioni di fatto e sul commercio estero a novembre. Anche ieri i lavoratori in lotta (e che in 600 hanno effettuato anche un sit-in davanti alla Camera) hanno impedito che si tenesse il tradizionale breefing dell'ufficio stampa con i giornalisti: in calendario c'erano i dati sulle retribuzioni di novembre che l'Istituto ha poi diffuso telematicamente. La sala stampa dell'istituto è infatti occupata da lunedì dai lavoratori che protestano per il mancato rinnovo del contratto dei ricercatori scaduto da circa 3 anni e per la mancanza di circa 20 milioni di euro per finanziare il budget 2005 dell'istituto. A causa del blocco delle assunzioni, affermano i lavoratori che hanno presidiato la sala stampa anche di notte, è stata bloccata l'assunzione per concorso di 170 precari.
Natale amaro per i lavoratori dell'Exide, l’industria di proprietà americana produttrice di accumulatori e batterie industriali. Nonostante i vari incontri, dibattiti e summit con le istituzioni regionali e nazionali nulla è infatti cambiato. A giugno si era aperto uno spiraglio per i 172 operai dell’azienda e per i 120 dell'indotto grazie ad un accordo firmato a Palazzo Chigi. Un accordo che sanciva il trasferimento di oltre 33mila mq di spazi e capannoni a titolo gratuito a Sviluppo Italia, la finanziaria pubblica che si occupa di deindustrializzazione le aree in crisi. Un’azione per cercare nuovi imprenditori che, con propri fondi, avrebbero garantito all'Exide un rilancio in termini di produzione ma soprattutto nessun licenziamento. A giugno del 2005 terminerà la cassa integrazione e la situazione resta appesa a un filo. Da giugno nonostante l'investitura di Sviluppo Italia, nulla è infatti cambiato. Gli operai continuano a lottare e non si danno per vinti.
Oggi i lavoratori della Seda Italy di Arzano, azienda dell'ex presidente di Confindustria, Antonio D'amato, sciopereranno due ore per ogni turno di lavoro indetto dalle segreterie sindacali di Slc Cgil e Fistel Cisl, presidiando per tutta la giornata davanti ai cancelli della fabbrica. La mobilitazione prevista per oggi segue un lungo periodo di agitazione e precede lo sciopero proclamato per il prossimo gennaio. La vertenza che i lavoratori e le rappresentanze sindacali stanno portando avanti da parecchi mesi riguarda una rivisitazione della parte normativa del vecchio premio di risultato e l’istituzione di una mensa aziendale o di un’ indennità sostitutiva.
Corsa contro il tempo per il rinnovo della cassa integrazione riguardante gli oltre 350 operai, ex dipendenti della Formenti-Seleco di Sessa Aurunca. L’incontro di lunedì sera al ministero delle Attività produttive, anche se ha posto le basi per una soluzione positiva e tempestiva della vicenda, non ha rasserenato del tutto gli operai che sono con il fiato sospeso, in quanto la proroga della cigs scadrà il prossimo 31 dicembre. La proprietà Formenti ha comunicato alle parti sociali presenti di aver consegnato i libri contabili al tribunale di Monza perché questo possa verificare lo stato di insolvenza dell’azienda e avviare formalmente la procedura di liquidazione volontaria. In difetto di formalizzazione degli atti, entro il prossimo 31 dicembre, si potrebbe profilare la messa in mobilità dei lavoratori.
Sono 810 i dipendenti del gruppo Vitawell (Ascoli) che vivono ore d'incertezza, se è vero, come pare, che uno dei soci stia spingendo il gruppo verso il fallimento. Sarebbe un altro shock per il territorio che già vive un periodo di estremo disagio sociale. Vitawell è un corpo formato da varie società.
L'Asidev ha congelato il licenziamento dei quattordici dipendenti impegnati presso lo sversatoio arianese di Difesa Grande. Il commissario Catenacci ha inteso, per ora, bloccare la situzaione. La notizia è arrivata nella giornata di ieri, quando le parti si sono riunite a Napoli per fare il punto della situazione. I rappresentanti del commissariato per l'emergenza rifiuti hanno, infatti, confermato l'impegno ad effettuare presto una verifica e una risposta in tempi rapidi per ciò che concerne i debiti rivendicati dalla stessa Asidev circa il periodo di gestione della discarica del Tricolle.
Gli ex lavoratori del cravattificio "Gino Pompeii" occupano in mattinata il municipio di Formia per protestare contro il ritardo nella firma del decreto ministeriale di proroga della cassa integrazione straordinaria. Nel pomeriggio l'assessore regionale al Lavoro Giorgio Simeoni,dopo un contatto telefonico con il ministro del Welfare Roberto Maroni, annuncia di aver avuto nella stessa giornata "garanzie dal ministero del Lavoro che a breve sarà firmata la domanda di proroga semestrale (che scadrà il 18 febbraio 2005: ndr) della cassa integrazione a favore degli ex dipendenti del cravattificio "Gino Pompeii" di Formia". L’ottenimento della cassa integrazione è un primo importante successo in vista della soluzione positiva e definitiva della vertenza Pompeii
Slitta al prossimo 10 gennaio l'esito della vertenza Iac, la camiceria di Chieti Scalo che ha avviato le procedure di mobilità per 19 dipendenti. L'impresa tessile ha confermato il pagamento degli stipendi per i 19 operai a rischio di licenziamento, ma non ha ancora raggiunto un accordo con le parti sindacali riguardo al loro destino nell'ambito dell'organico aziendale. La Iac si è detta disposta a ridurre il numero di dipendenti da licenziare, facendolo passare da 19 a circa 13, ma i sindacati non hanno accettato la proposta e hanno richiesto l'intervento della Provincia.
I lavoratori di Tiscali iscritti alla Cgil sono in stato di agitazione. Il sindacato, che annuncia di aver attivato tutte le procedure per la proclamazione di uno sciopero, annuncia l'interruzione delle "prestazioni aggiuntive", ovvero straordinario e reperibilità per i lavoratori dell'azienda informatica di Cagliari. La Cgil provinciale minaccia, inoltre, l'inasprimento dello scontro in assenza di segnali di concreta attenzione sulle tante questioni aperte: indisponibilità al confronto, attacchi al sindacato e non rispetto degli accordi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, peraltro già colmo, è stata la mancata concessione di un locale interno a Sa Illetta dove poter svolgere l'assemblea degli iscritti all'organizzazione.
Saranno feste di lotta per difendere i posti di lavoro, queste di Natale e fine anno per i lavoratori della Vitrociset. Dopo l'annuncio della chiusura dello stabilimento di Macchiareddu (CA), i lavoratori delle altre aziende sarde del gruppo come il poligono di San Lorenzo, del Salto di Quirra, i comprensori di Olbia, Alghero, Elmas, Decimomannu e Monte Codi hanno indetto lo stato di agitazione riservandosi di decidere ulteriori forme di lotta nell'assemblea dei lavoratori che si terrà l'11 gennaio. I lavoratori dello stabilimento di Macchiareddu hanno invece celebrato ieri, dalle 10 alle 11, il terzo pacchetto di ore di sciopero di un'ora, per protestare contro la decisione arrogante dell'azienda di procedere ad una drastica riduzione del personale con trasferimenti coatti, cassa integrazione e mobilità.
I trecento dipendenti della Cisaglob, la più grande tra le imprese che si occupano di manutenzioni industriali negli impianti della Portovesme srl (Cagliari), sanno già di dover tenere d'occhio due date: il quattordici febbraio e l'otto maggio. Infatti la Portovesme srl ha comunicato ai vertici della Cisaglob la disdetta dell'appalto per il ciclo Is, che sarà fermato definitivamente a metà febbraio. E se questa brutta notizia era nell'aria per i lavoratori dell'impresa, è giunta invece del tutto inaspettata la seconda data: l'otto maggio saranno sospese tutte le altre commesse della Cisaglob nei reparti della Portovesme srl. Quasi trecento fuori nei primi cinque mesi dell'anno.
Per i circa 2000 braccianti agricoli di Scordia (Catania) si prevede un aumento di 6 euro rispetto ai salari di fatto erogati in passato, in applicazione delle tariffe del contratto collettivo nazionale di lavoro. Secondo l'accordo raggiunto al Municipio, la paga giornaliera del bracciante agricolo sarà pari a 52,17 euro, al netto del contributo sociale e al lordo dell'Irpef. Le parti si sono anche impegnate a denunciare agli organi competenti i datori di lavoro (comprese cooperative e aziende di produzione) che non rispetteranno le sopraindicate tariffe salariali.
E' cominciato alle Carrozzerie e alle Presse di Mirafiori lo sciopero dei lavoratori che chiedono certezze sul futuro dell'auto in Italia degli stabilimenti Fiat, a cominciare dal sito torinese.
I lavoratori di Ipse 2000 esprimono "soddisfazione" per la notizia dell'acquisizione della societa' da parte dell'Enel. L'operazione è anche "motivo di rinnovata fiducia per una prossima soluzione occupazionale per i lavoratori di Ipse 2000 licenziati nell'ottobre 2003 con un accordo di licenziamento siglato il 9 ottobre 2003 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal ministero delle Comunicazioni, dalla Regione Lazio, dalle Organizzazioni Sindacali Unitarie e dalle Rappresentanze Sindacali Aziendali dei lavoratori". L'accordo prevede in caso di cessione dell'azienda e/o delle frequenze UMTS l'avvio di un negoziato che ne favorisca la ricollocazione presso l'acquirente. Pubblicità
Stanchi e sfiduciati, dopo quattro anni di mobilità che terminerà il prossimo 31 di dicembre, gli operai dell'ex Scaini di Villacidro (CA) non si sentono ancora sconfitti. Dopo la manifestazione tenutasi a Roma davanti ai cancelli dell'Eni e l'incontro con i dirigenti dell'ente petrolifero, hanno riacquistato forza per reagire e intendono continuare a portare avanti la loro protesta per salvare il posto di lavoro. Dal giorno del rientro da Roma, dopo l'ultima mobilitazione, hanno deciso di intraprendere lo sciopero della fame a staffetta: per ventiquattr'ore, a turno, non toccano cibo e acqua. La vertenza della Scaini è una storia senza fine. La fabbrica è stata chiusa cinque anni fa dagli svizzeri della società Zacharias, titolare dell'80 per cento di un'azienda nella quale l'Eni resta azionista al venti per cento attraverso la controllata Sindyal.
88 lavoratori rischiano il licenziamento e occupano la fabbrica dopo aver appreso en passant che dal 2 gennaio in questo posto si sbaracca. "La proprietà ci ha chiamato a Milano e, mentre illustrava il piano industriale dell'azienda, su uno dei grafici proiettati sullo schermo abbiamo letto "cessione impianti e alienazione dello stabilimento di Albano", racconta Rosaria. La classe lavoratrice. Dicevano che ormai era materia quasi metafisica, roba da fumosi dibattiti di sezione per inguaribili nostalgici. Ci sono volute le lacrime e la rabbia di queste donne (l'80 per cento dei dipendenti) perché la parola "operai" tornasse a sembrare carne viva, e offesa. Gente ferita (gravemente) sul fronte del prodotto interno lordo, gente come la Adua che lasciava a casa i figli malati e veniva lo stesso, "anche quando avevo la febbre e lavoravo con la Tachipirina in tasca". Alle 21,50 arriva la fiaccolata di solidarietà, con gli alpini, la Giunta comunale, vin brulé. Arriva la gente del paese, una signora incoraggia, "non mollate".
Conad Adriatico ha aperto la procedura di mobilità, dichiarando ufficialmente l'esubero di ben 87 lavoratori, di cui 79 operai e 8 impiegati, tutti attualmente operanti presso le strutture di magazzino di Stella di Monsampolo, Centobuchi e presso il Centro Agroalimentare di Porto D'Ascoli. Una procedura annunciata dunque, quella relativa alla messa in mobilità dei lavoratori di magazzino da parte di Conad, susseguente al fallimento della trattativa con le parti sindacali circa il ricollocamento di detti lavoratori presso altre strutture commerciali afferenti a Conad Adriatico, e presso il nuovo centro di smistamento di San Salvo in provincia di Chieti (dove l'azienda ha costruito un nuovo centro distribuzione di 40mila mq. inaugurato lo scorso 30 settembre).
Dopo l'intesa, prima dell'estate, tra sindacati e Atesia, che gestiva il 187 di Telecom Italia e che nel frattempo è stata venduta al gruppo Cos di Alberto Tripi, si è passati alla gestione della fase di transizione tra i vecchi contratti dei co.co.co e le nuove figure previste dalla legge Biagi. I 700 "somministrati" (secondo le nuove definizioni della Legge biagi) del Telecontact,la società nata da una costola di Atesia, hanno protestato contro l'intesa. A dicembre si è posto il problema del passaggio tra vecchi e nuovi contratti. "Il 7 dicembre - dice Christian - l'azienda ci ha chiesto di firmare delle transazioni tombali, ovvero delle liberatorie, con le quali rinunciavameno a qualsiasi rivendicazione sul passato rapporto di lavoro con Atesia. Solo così l'azienda avrebbe dato corso ai nuovi contratti che dovevano scattare dal 1° gennaio, come previsto dalle intese". Molti dei nuovi "somministrati", però, non erano convinti: "Ci chiedono di rinunciare a dei diritti senza darci compensazioni economiche né garanzie sufficienti su cosa succederà, il 1° gennaio 2006, alla scadenza dei 12 mesi di contratto". Ne sono nate assemblee, incontri con la Provincia, scioperi. Poi, il sindacato ha mediato per far rientrare la protesta e far accettare le clausole. Ora l'agitazione è sostanzialmente rientrata. Entro oggi andavano firmate le varie clausole per dare corso ai nuovi contratti dal 1° gennaio e la maggior parte dei "somministrati" ha firmato. Si vedrà nei prossimi mesi come evolveranno le cose.
Sergio e Pietro Scorza, gli imprenditori di Nardò (Lecce) che hanno portato il metano in gran parte del Salento, sono stati agli arresti domiciliari dal 17 novembre al 24 dicembre. L'accusa è estorsione aggravata ai danni di 86 operai, costretti con la minaccia del licenziamento e altre "vessazioni" a prestazioni indebite o a decurtazioni delle buste paga. Lavoravano fino a dodici ore al giorno dal lunedì al venerdì e il sabato altri straordinari, spesso non retribuiti, nella masseria del padrone. La procura di Lecce, in base alle indagini dei carabinieri di Gallipoli, ipotizza il reato di riduzione in schiavitù (pena massima vent'anni) la cui applicazione non è più limitata ai fatti collegati all'immigrazione, ma questo capo d'imputazione non è stato accolto. L'inchiesta è partita dalla denuncia di un operaio picchiato sul lavoro.
Duecento posti di lavoro sono a rischio nello stabilimento che svolge lavori di revisione di apparecchiature elettroniche militari, in provincia di Cagliari, dopo la contrazione della disponibilità di fondi del bilancio della Difesa che farebbero slittare al 2006 numerose lavorazioni inizialmente programmate per il 2005. La Vitrociset è la società nata dalla fusione realizzata nel 1982 della Ciset S.p.A (compagnia italiana servizi tecnici, essenzialmente dedicata alla manutenzione dei sistemi di controllo del traffico aereo negli aeroporti) con la Vitroselenia Finmeccanica (quest’ultima impegnata in Sardegna fin dal 1972 nella conduzione e manutenzione del Poligono Interforze del Salto di Quirra). In Sardegna l’organico complessivo è di 227 unità, 112 nel Salto di Quirra, 27 negli aeroporti di Alghero, Elmas, Decimo e Olbia, 86 nello stabilimento di Macchiareddu.
Salvatore Manfré, 52 anni, è morto ieri mattina nel reparto rianimazione dell'ospedale di Gela. Lavorava al petrolchimico dove martedì era stato investito da una scarica elettrica da 6 mila volt. Aveva ustioni sul 60% del corpo ma per lui, secondo i medici del nosocomio gelese, non era stato trovato un posto letto in un centro per grandi ustionati. Il posto c'era, replica l'ospedale di Palermo, ma l'operaio era in condizioni troppo gravi per essere trasportato. C'era anche al Cardarelli di Napoli che afferma di non essere stato contattato. Manfré era dipendente della Incom, una ditta dell'indotto Eni. Il petrolchimico ieri mattina si è fermato per due ore. Lo sciopero era stato indetto il giorno prima, subito dopo l'infortunio.
Accompagnati dal loro "San Romeo", i cassintegrati dell'Alfa di Arese hanno manifestato in piazza Duomo. Come regalo di fine anno, la Fiat ha annunciato che nel 2005 trasferirà a Torino il centro progettazione, ricerca e stile. Sul fronte del polo della mobilità sostenibile, dove dovrebbero essere ricollocati gli aresini, tutto tace. Per i 500 ex carrozzieri, che nel 2005 entreranno nel terzo anno di cassa integrazione, la già magra indennità mensile si abbasserà di un altro 10%. La Pastorale del lavoro ha portato la solidarietà della diocesi ambrosiana al presidio, organizzato dai confederali e dalla Cub, disertato dallo Slai Cobas.
Firma di azienda e sindacati sotto l'ipotesi di accordo raggiunta ieri per affrontare il nodo degli esuberi alla Fbm Hudson di Terno d'Isola. La strada sarà quella della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale, chiesta per un massimo di 180 persone su un totale di 290 addetti, con una previsione di utilizzo medio di 105. Si comincia il 24 gennaio per un anno, a rotazione bimestrale per gli operai e per un massimo di nove mesi per gli impiegati. L'azienda anticiperà le competenze della cassa. L'intesa sarà sottoposta ai lavoratori nell'assemblea del 13 gennaio.
Nel 2005 i posti di lavoro a rischio potrebbero sfiorare le 200 mila unità. I settori più esposti sono il tessile, il metalmeccanico, il siderurgico, ma anche il chimico e l’alimentare. L’allarme viene dai sindacati che ribadiscono la loro richiesta di mettere l’emergenza occupazione, soprattutto nell’industria, al primo posto dell’agenda del nuovo anno. L’industria è il settore che preoccupa maggiormente. Il dato emerso finora è di 160 mila posti a rischio, ma - secondo alcune stime sindacali - potrebbe aumentare, fino a raggiungere le 200 mila unità, in assenza di interventi. Nei giorni scorsi i sindacati hanno chiesto a tutte le organizzazioni imprenditoriali un incontro per affrontare la perdita di competitività del nostro sistema. E, in precedenza, il governo ha annunciato l’intenzione di convocare le parti dopo l’Epifania, in vista del varo del decreto sulla competitività. La mancata approvazione della riforma degli ammortizzatori sociali, prevista dal Patto per l’Italia e ancora all’esame del Parlamento, rende ancora più complicata la gestione della riforma degli esuberi. Già quest’anno - fanno notare i sindacati - nell’area del tessile e nell’indotto Fiat sono stati necessari interventi straordinari per dare un minimo di copertura ai redditi nel caso delle piccole aziende che ne sono prive. Più esposto il settore tessile per la scadenza dell’accordo Multifibre in ambito Wto. Dal primo gennaio saranno liberalizzati gli scambi commerciali nel settore tessile. La crisi del tessile è diffusa in modo capillare su tutto il territorio nazionale, interessando l’area piemontese, lombarda, toscana, veneta, umbra, ma anche marchigiana con le calzature, nonchè quella pugliese e calabrese.
Ristagno dell'occupazione nelle grandi imprese ad ottobre. Secondo i dati Istat, rispetto ad ottobre 2003 gli occupati sono diminuiti dello 0,4%, con una perdita di circa 8.000 posti. L'indice sul numero di addetti registra una variazione pari al meno 0,1% dal mese precedente e un andamento piatto se depurato dalla componente dei cassa integrati. Sulla media dei primi dieci mesi dell'anno, paragonata con lo stesso periodo del 2003, gli occupati sono diminuiti dello 0,7%, ma depurando il dato dai cassa integrati il calo risulta più elevato, con il -0,9%. Ad ottobre, dice ancora l'istituto, la variazione del mese precedente sul numero di occupati mostra un andamento sostanzialmente simile tra industria e servizi: -0,1% per entrambe. Nel confronto su base annua, invece, permane un netto divario, con l'industria che subisce un calo di occupati pari al 2,8% su base annua (-3,2% tolti i cassa integrati), e che corrisponde a 22 mila posti persi da ottobre 2003. Nel terziario gli occupati sono invece aumentati dell'1,2%, pari a 14 mila posti in più. Sempre ad ottobre le ore di sciopero nelle grandi imprese sono state pari a 4,2 per mille lavorate, con un calo di 4,9 ore per mille su base annua, mentre sulla media dei primi dieci mesi le ore di sciopero sono cresciute di 0,7per mille lavorate. Le ore effettivamente lavotate sono aumentate dello 0,5% rispetto a settembre 2004 e dello 0,7% nel confronto con ottobre 2003. Aumentano anche le ore di straordinario, che sono risultate lo 0,7% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno. E aumenta anche il ricorso alla cassa integrazione: ad ottobre è stato pari a 11,4 ore per mille lavorate, 0,4 ore in più dal mese precedente e 0,3 in più su base annua. Sul fronte delle retribuzioni, conclude l'istituito, ad ottobre si registra un calo dell'1% dal mese precedente ma una crescita del 3,8% nel confronto con i livelli dello scorso anno. Sulla media dei primi dieci mesi le retribuzioni sono aumentate del 2,3%. Anche il costo del lavoro ha resgitrato un calo rispetto a settembre, con il -1,1%, mentre su base annua regisra un pari al +4,2%.
Ieri mattina presso la biblioteca comunale i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato i rappresentanti dei lavoratori del Reddito minimo di inserimento e delle 21 amministrazioni comunali interessate alla proroga del progetto. E' stato ricordato, da parte dell'unico sindacao presente, che per i forestali i soldi non c'erano, ma dopo quella straordinaria battaglia di civiltà in difesa dei propri diritti alla fine li hanno trovati. Al termine dell'incontro si è deciso che questa mattina si avvierà un'iniziativa di mobilitazione. Tutti i lavoratori del Reddito minimo del territorio, circa duemila, sono chiamati a raccolta in piazza Martiri d'Ungheria. Marceranno fino in Prefettura. Davanti all'Ufficio territoriale di governo terranno un sit-in nell'attesa che i sindacalisti incontrino il prefetto Mario Tafaro per stilare un documento tale da ottenere risposte certe dal Governo. Se non si dovessero avere esiti soddisfacenti, i lavoratori si sono detti pronti di occupare i rispettivi municipi.
Edilizia in ginocchio in provincia di Salerno: lo sciopero che da circa una settimane viene portato avanti nelle cave e nelle aziende di conglomerati cementizi del casertano e nel beneventano, si estende anche alla provincia di Salerno e minaccia di bloccare, di qui a pochissimi giorni, tutti i cantieri, pubblici e privati. Se fino ad oggi l'edilizia regionale non aveva risentito degli scioperi, se non in maniera marginale, del beneventano e del casertano grazie agli approvvigionamenti garantiti da cave e imprese salernitane, d'ora in poi il comparto regionale dell'edilizia non ha dove rifornirsi. Sono praticamente ferme le 5 cave autorizzate sul territorio provinciale e le circa 100 aziende di conglomerati cementizi. Nel mirino dell'agitazione, che da ieri vede con le braccia incrociate circa 10 mila lavoratori, il nuovo Piano regionale delle cave che, bloccando i nuovi impianti, crea secondo l'Ance notevoli difficoltà all'intero comparto. Molti degli impianti che operano a livello regionale sono prossimi all'esaurimento o comunque non in grado di smaltire le richieste di un settore in costante espansione da quattro anni a questa parte. Anche in questo caso si crea però una contraddizione fra le esigenze dei lavoratori e quelle dell'ambiente in una zona a forte cementificazione e con territorio deturpato da grandi cave.
"Avevamo indetto un'assemblea aperta a cui erano state inviate le amministrazioni locali per discutere il futuro dei canili comunali e degli operatori che ci lavorano. Invece non si presentata nessuna sitituzione. Per questo oggi attueremo una forte mobilitazione nella città per far sentire la nostra protesta". E’ questa la minaccia-promessa dei lavoratori dei canili municipali. Gli operatori, in tutto 106 lavoratori alle dipendenze dell'Associazione volontari canile di Porta Portese che gestisce anche i centri di Casa Luca e Muratella, sono da due giorni in autogestione.
Sotto l'albero di Natale hanno trovato un regalo inatteso: un contratto nuovo di zecca che prevede - dicono - sei giorni di lavoro settimanali domeniche comprese. Non gli è piaciuto. E allora i dipendenti della città mercato Auchan di Santa Gilla (Cagliari) hanno deciso di mettere in piazza il loro malcontento. Ieri mattina si sono riuniti per protesta all'esterno del centro commerciale mentre ai piani alti dirigenti e sindacati regionali cercavano un accordo dell'ultima ora: con l'attuale afflusso di clienti lo sciopero potrebbe creare il caos. Le domeniche sono sempre state facoltative e ora vorrebbero renderle obbligatorie a chi ha già un contratto a tempo pieno. Il malcontento è esploso solo ieri ma covava sotto la cenere già da alcuni mesi. Risale infatti a settembre la prima soffiata giunta alle orecchie dei lavoratori. Prima lavorava la domenica chi voleva. Gli altri stavano a casa. Ma da un anno circa entrambe le Auchan (quella di Santa Gilla e quella di Pirri) restano aperte nel week end - prima si alternavano -; evidentemente i costi per il personale sono aumentati troppo e allora la dirigenza ha deciso di pagare le domeniche come se fossero giorni lavorativi normali. A quel punto moltissimi lavoratori hanno preferito passare il fine settimana in casa con la famiglia. Probabilmente questo ha creato grosse difficoltà che qualcuno ha deciso di risolvere rendendo obbligatorio il lavoro domenicale. Mancano poche ore all'ultima cena dell'anno e la città mercato è stata presa d'assalto dai clienti dell'ultima ora. Ma la salumeria e la pasticceria erano vuote, nella pescheria c'era solo il capo reparto, chiusi anche gli altri reparti della gastronomia. Hanno lavorato solo gli stagionali, temendo il mancato futuro rinnovo del contratto. Difficile reggere in queste condizioni.
Inatteso botto di fine anno, con la cassa integrazione per 54 dipendenti della "Fercos", società che opera nel settore dei montaggi e costruzioni edili a Macomer messa in crisi dalla legge regionale che ha bloccato i cantieri nelle coste. Secondo l'Amministratore Delegato, "Abbiamo salvato le nostre coste e l'ambiente, senza centrali eoliche ma non i posti di lavoro che ruotano intorno alle varie attività come la nostra. Di fatto ci bloccano i cantieri e noi, di conseguenza, siamo costretti a mandare a casa 54 lavoratori". Cassa Integrazione dal primo gennaio, dunque. Quello della Fercos, sicuramente, è un problema che si aggancia a tutte le difficoltà che il territorio sta vivendo. Non c'è solo la Fercos quindi, con tutto il suo indotto, ma c'è la situazione tessile, che rischia di degenerare se entro gennaio non saranno trovate delle soluzioni, con l'arrivo dei finanziamenti per il rilancio della Legler.
Dal bollettino di guerra delle fabbriche in crisi, potrà finalmente essere cancellato un nome. La svolta positiva riguarda i 65 dipendenti della Sirti che potranno tornare al lavoro dimenticando gli assegni Inps. Il primo gennaio, infatti, finisce la cassa integrazione straordinaria, un risultato strappato dai sindacati al termine di un duro confronto con l'azienda che opera nell'impiantistica telefonica, legata alla Telecom Italia. Sarà messa in atto la flessibilità e la riduzione degli orari, che permette di vedere i lavoratori percepire la retribuzione giusta per loro famiglie, dopo oltre settanta mesi di attese e sacrifici.