lunedi 13 settembre 2004  snaterinforma                 

DOSSIER TELECOM  SULLE CESSIONI DI RAMO DI AZIENDA

Il presente pro-memoria non vuole essere un atto di accusa politico e/o giuridico nei confronti delle cessioni di ramo d’azienda e delle norme che le regolano (art. 2112 c.c. e successive  modifiche, art.47 legge 481, legge 30, Direttiva CE 23/2001) ma vuole mettere in luce e denunciare come la Telecom Italia s.p.a. utilizzi le stesse norme impropriamente a suo esclusivo uso e consumo, in danno dei lavoratori, e in mancanza del rispetto delle stesse che dovrebbero regolare il processo.

Fermo restando l’interpretazione della normativa sulla quale spesso la magistratura si esprime in maniera diversa, soprattutto sul riconoscimento o meno dell’autonomia del ramo d’azienda e sulla necessità del consenso dei lavoratori legati all’attività, qui si vuole mettere in evidenza come la Telecom abbia agito in passato e continui ad agire al di fuori della normativa per attuare dei “licenziamenti a breve-medio termine”. Infatti le norme, pur permissive e liberiste, mai in nessun comma permettono all’alienante di cedere il personale al solo scopo di “liberarsene”. Condizione essenziale per effettuare tali operazioni è l’esistenza di una attività reale e autonoma che deve garantire la sopravvivenza dell’azienda che acquisisce.

La Telecom, invece, ha studiato e ormai collaudato uno stratagemma con il quale ha proceduto a cedere una decina di “presunti” rami d’azienda. Il giochetto è semplice e machiavellico al tempo stesso. Si parte dalla Telecom divisa in settori concatenati che lavorano uno per l’altro per fornire il servizio telefonico all’utente esterno. Nel tempo le nuove tecnologie e le dinamiche del mondo del lavoro portano a considerare alcune attività obsolete o troppo costose, soprattutto perché impiegano un certo numero di risorse che ha acquisito un alto profilo professionale e quindi un equivalente costo, ritenuto eccessivo se si considera la possibilità di nuove assunzioni con tipologie contrattuali notevolmente più vantaggiose per l’imprenditore.

La soluzione quindi per ridurre questo genere di costi è la cessione del ramo “obsoleto o costoso” d’azienda. Un settore diventa “ramo” si rintracciano uno o più partners (a detta Telecom leaders nel settore) a cui si propone il business di rilevare il “ramo” comprendente:  lavoratori, pochi accessori e un contratto di servizi (commessa) che lega  Telecom alla ditta acquisitrice per un certo numero di anni.

Primo punto oscuro dell’operazione: i partners, cosiddetti leaders nel settore, non acquisiscono mai direttamente il “ramo” (e quindi i lavoratori) nell’azienda madre ma costituiscono sempre una nuova ditta (cosiddetta newco) creata su misura per l’occasione.        

Secondo punto oscuro dell’operazione: facendo un rapido conteggio economico, si scopre che il solo costo  del personale della nuova azienda è di gran lunga superiore al profitto che questa può trarre dai servizi offerti a Telecom e solo grazie a una generosa commessa iniziale, offerta da Telecom, riesce a coprire il costo dei dipendenti e offrire  un valore aggiunto che costituisce il solo vero business per i partners.

Infine l’inganno. Trattandosi di attività obsolete o costose la “newco”, nella quasi totalità dei casi fin qui verificatisi, non trova altre commesse sul mercato. La stessa Telecom, alla scadenza della commessa, ritenendo l’attività obsoleta o troppo onerosa, rispetto alle possibilità offerte dal mercato, non rinnova la commessa, almeno non alle stesse condizioni, alla newco che non può fare altro che chiudere i battenti, o nella migliore delle ipotesi ricorrere agli ammortizzatori sociali per un certo numero di lavoratori, con le ripercussioni sociali che tutti possiamo immaginare e con risvolti ancora più drammatici nel sud. (*)

Ultimamente la Telecom ha migliorato lo stratagemma e il profitto dell’operazione diminuendo, ancor prima della scadenza del contratto, l’importo della commessa e le aziende acquisitrici per salvaguardare il profitto ricorrono alla mobilità (Lg 223) per un certo numero di lavoratori.

La telecom aumenta i suoi, già immensi, profitti (2.640.000.000 euro di utile netto), le aziende acquisitrici continuano a godere  del loro profitto, a rimetterci sono i lavoratori che si ritrovano espulsi dal mondo del lavoro con una professionalità difficile da riconvertire in quanto legata al mondo telecom e in concorrenza con un esercito di giovani che si propongono offrendo un costo del lavoro molto più basso.

All’obbiezione di quanti ritengono che quanto esposto faccia parte delle leggi di mercato le risposte sono due:

-                     Le cessioni, così fatte, non rispettano le norme che le regolano. Un conto è fare delle cessioni di ramo e quindi immettere lavoratori nel libero mercato con aziende che hanno possibilità di concorrere, cosa diversa è invece cedere dei lavoratori ad aziende, accondiscendenti, sapendo che sul mercato non hanno nessuna possibilità di sopravvivere. A supporto di quanto sopra ci sono le sentenze che hanno decretato la nullità di alcune cessioni. Centinaia sono i ricorsi alla Magistratura in corso. Purtroppo i tempi lunghi della magistratura giocano a favore del più forte e spesso i lavoratori, sfiduciati, concordano una liberatoria a favore della Telecom in cambio di una manciata di euro (5.000). 

(*) Ad oggi siamo nella fase in cui ancora nessuna delle commesse legate alle cessioni è arrivata a scadenza, il panorama però è facilmente riconducibile a quanto accaduto a quelle aziende nate da cessioni Telecom e a cui è stato ridotto l’importo della commessa (ricorso alla mobilità Lg 223).    

-                      La telecom a partire dall’anno 2000 ha fatto ricorso sistematicamente alla Lg. 223 mettendo in mobilità (volontaria) oltre 13.000 lavoratori (con un costo per l’INPS di circa 700 miliardi di lire). Accordi con i sindacati (oltre al ricorso alla lg 223) prevedevano l’utilizzo della mobilità professionale. Quest’ultima potrebbe essere la soluzione per i lavoratori occupati nei “rami” da cedere che verrebbero ricollocati in altri settori dove il ricorso alla mobilità selvaggia  (Lg.223) ha creato delle oggettive carenze di personale. La Telecom potrebbe quindi, con buona pace dei lavoratori e il plauso del sindacato cedere solo le attività o , dove ritenesse, cessarle o riorganizzarle.

Altra soluzione per i lavoratori , per altro analoga, sarebbe quella della riallocazione in nuove attività emergenti che la tecnologia inventa giorno dopo giorno e che costituiscono un punto di forza dell’Azienda Telecom e che vertono anch’ esse in oggettiva carenza di organico.

 PROSSIME CESSIONI 

La prossima cessione dichiarata da Telecom, per la quale si richiede l’intervento delle forze politiche costituzionali per scongiurarne la riuscita, è prevista per il prossimo Ottobre o comunque entro la fine dell’anno in corso.

Riguarderà quello che resta del settore Manutenzioni Immobili e, presumibilmente, i Servizi Ambientali ( pulizie, rifiuti speciali, aree verdi, facchinaggio).

I lavoratori interessati saranno circa 350 della Telecom a cui potrebbero aggiungersi circa 100 lavoratori di EMSA Immobiliare ( azienda del gruppo Telecom).

Il settore delle manutenzioni è già stato svuotato di parte dell’attività (giochetto a cui Telecom ricorre spesso) , infatti la stessa è svolta da IMSER ( ceduta nel 2000), Pirelli Property (ceduta nel 2002) e da un altro settore di prossima cessione, denominato Gestione Tecnica.

L’operazione si prefigura sulla falsa riga delle precedenti:

-                     Individuazione di uno o più partners (che da descrizioni potrebbero essere Pirelli RS.FM e Manutencoop);

-                     Costituzione di una “ Newco “ (azienda di nuova costituzione) che acquisisce il   presunto  ramo d’azienda;

-                     La Newco si lega a Telecom con una commessa per un certo numero di anni. 

Le perplessità e i timori dei lavoratori sono molteplici e fondati:

-                     Ovviamente lasciare una società che conta 50.000 dipendenti con capitale sociale di poco inferiore ai 9 miliardi di euro e nella quale lavora da 10-20-30 anni, per una azienda neo costituita con capitale sociali pari a qualche migliaio di euro ;

-                      I lavoratori oggetto della cessione, sono tutti dei tecnici (geometri, periti industriali) che svolgono l’attività di gestione dei contratti, di manutenzione e servizi, con le di imprese esterne  (fornitori Telecom). Quindi la Newco risulterebbe una di società di intermediazione tra Telecom e il fornitore finale. Il budget 2004 di Telecom dedicato alle manutenzioni è di 20.000.000 euro (importo da pagare al fornitore), volendo calcolare il compenso spettante alla Newco per la gestione di tale budget applicando la percentuale del 20%, superiore a quella utilizzata dalla stessa Telecom (18%) nell’attribuzione dei costi interni, si otterrebbe un compenso pari a (20.000.000X20/100) 4.000.000 di euro. Il numero degli addetti alle manutenzioni è di circa 240 con un costo annuo, minimo, per ciascun addetto di circa 30.000 euro (stipendio lordo-salario differito-TFR –ecc.). Per cui le uscite, per il solo costo del personale ammonterebbero a (30.000x240) 7.200.000 euro ai quali sommare spese generali, affitti, ammortamenti, formazione ecc..Come si può  constatare la Newco nascerebbe con un bilancio fallimentare e solo grazie alla iniziale generosa , e fuori mercato commessa Telecom riuscirebbe a coprire le spese e a garantire un guadagno ai partners. Allo scadere della commessa, i precedenti insegnano che può succedere anche con il contratto in essere, la Telecom, ormai liberatasi del personale, non avrà nessun interesse a rinnovare la commessa alle stesse condizioni, la conseguenza logica sarà il ricorso da parte della Newco agli ammortizzatori  sociali o la chiusura dell’azienda. Lo stesso panorama per analogia si può estendere ai servizi ambientali e EMSA Immobiliare.

-                     Le indiscrezioni sui partners prescelti. La Manutencoop, infatti, non sarebbe nuova a questo tipo di operazioni in più di una occasione, dopo l’acquisizione di “rami”, ha licenziato lavoratori a seguito della riduzione della commessa (Bagnoli pulizia scuole, Roma trasporti). La Pirelli RS.FM invece avrebbe dichiarato degli esuberi proprio dopo aver fatto delle acquisizione dirette di “ramo”.

-                     I lavoratori e le OO.SS. in tutte le cessioni avvenute hanno richiesto, come garanzia della bontà delle operazioni e per serenità loro e delle loro famiglie, che fosse prevista una clausola di salvaguardia che prevedesse il ritorno in Telecom dei lavoratori qualora la ditta acquisitrice facesse ricorso ai licenziamenti. La Telecom ha sempre rifiutato tale garanzia che invece è presente in molte cessioni di ramo in particolare in quelle della Pubblica Amministrazione e non dobbiamo dimenticare che se la Telecom è il primo gestore di telefonia fissa e mobile in Italia e un colosso europeo delle telecomunicazioni e solo grazie al monopolio che ha gestito in qualità di azienda di proprietà dello stato. 

I conteggi illustrano chiaramente cosa nascondono le cessioni di Telecom e quanto fondati siano i timori dei lavoratori. Del resto i precedenti, che di seguito riportiamo sono eloquenti.

Da qui la richiesta dei lavoratori che chiedono l’intervento delle forze politico-costituzionali per bloccare quelli che ineluttabilmente diverranno “licenziamenti premeditati a breve termine”. 

CESSIONI DI RAMO D’AZIENDA  EFFETTUATE DA TELECOM ITALIA. 

-                     Anno 2000 – Cessione da Telecom Italia S.p.A. alla Newco Imser (Azienda costituita da Beni Stabili – Lehman Brothers - Telecom Italia) di 90 lavoratori, di una fetta del patrimonio immobiliare con commessa  di manutenzione degli stessi. Successivamente la stessa Imser cederà parte dei dipendenti alla Newco Telemaco (società immobiliare). Parte dei fabbricati di Imser sono confluiti nei fondi immobiliari costituiti  da Pirelli Real Estate, parte sono stati venduti ed i lavoratori si occupano della manutenzione dei pochi stabili rimasti ad Imser. Dei 90 lavoratori, 64 hanno fatto ricorso alla Magistratura che nel dicembre 2003 ha ritenuto nulla la cessione. Avendo Telecom Italia fatto ricorso i lavoratori non sono stati ancora reintegrati.

-                     Anno 2000 – Cessione da Telecom Italia alla Newco Printel ( di Postel ) di circa 110 Lavoratori con commessa relativa alla “fatturazione bollette telefoniche”. Successivamente la Printel è stata ceduta a Postel (con la commessa Telecom ed annessi lavoratori).

-                     Anno 2002 – Cessione da Telecom Italia alla Newco  Saverent (gruppo Fiat) di 143 lavoratori con la commessa di leassig per le autovetture (previa vendita del proprio autoparco a terzi ) . Successivamente la Saverent ha ceduto a Targa Fleet Management commessa e lavoratori. Nel maggio u.s. l’azienda  Targa Fleet Management ha dichiarato di voler ricorrere alle procedure di mobilità ( legge n.223) per 56 lavoratori su 143 (oltre il 38%) a seguito del ridimensionamento della commessa Telecom (circa 1000 autovetture in meno)

-                     Anno 2002 – Cessione da Telecom Italia  alla  Newco TESS di circa 250 lavoratori con commessa relativa alla amministrazione del personale. La cessione venne presentata come un opera di razionalizzazione interna dell’ attività. Infatti in Tess, che al momento era del Gruppo Telecom, confluiranno lavoratori di varie Aziende del Gruppo che svolgevano la stessa  attività. Circa un anno dopo Tess (personale e commessa) sarà ceduta ad Accenture. L’operazione si trasforma  in una esternalizzazione vera e propria.

-                     Anno 2002 – La Telecom Italia cede a 4 Società di proprietà Pirelli R.S. (Agency, Property Project, Assett) 142 lavoratori con commesse relative a gestione locazioni, amministrazione, manutenzione e realizzazione su parte degli immobili (parte delle attività suddette sia già stata ceduta con Imser e parte resterà ancora in Telecom in settori di prossima esternalizzazione).I lavoratori lamentano la mancanza di attività e i loro responsabili (Pirelli R.S.) non mancano di far notare come, in molti casi, i loro stipendi siano superiori a quanto producono (introiti) per l’azienda.

-                     Anno 2003 – la Telecom Italia ha da poco costituito IT- Telecom nel proprio gruppo, facendo confluire tutti i rami informatici delle aziende del gruppo e dichiarando “Core Business”, di Telecom Italia , l’informatica, al pari dei servizi di  Rete e Mercato. Dopo qualche mese cede HP circa 600 lavoratori con la commessa relativa alla  manutenzione Hardware/Software compresi i  Call-Center. Per placare le OO.SS. dichiara che quanto rimane di IT Telecom è attività ad alto profilo e fa parte del Core Business di Telecom Italia. Ultime notizie, fonte R.I. Telecom, parlano di nuove cessioni di ramo e riorganizzazioni con l’obiettivo della chiusura di IT Telecom entro l’anno in corso o nei primi mesi del prossimo.    

-                     Anno 2003 – La Telecom Italia cede a TNT Logistic 338 lavoratori e la commessa relativa alla gestione della logistica comprenso 6 C.D.R. ( Centri di Raccolta e stoccaggio Nazionali di materiali Telecom ). Il 14 maggio u.s. è stato firmato un accordo tra TNT Logistic Italia e le OO.SS. che prevede:

            -      La mobilità (Legge 223 ) per 74 lavoratori;

            -      La chiusura di 2 C.D.R.  (Mestre e Campi Bisenzio ) con trasferimento dei lavoratori;

            -      Distacco  temporaneo per 114 lavoratori a un’altra società (TNT GLOBAL EXPRESS) con possibilità di demansionamento.

          -        Anno 2004 – La Telecom Italia cede alla Newco Telepost  ( Pirelli R.S. FM – TNT –Comdata) 256 lavoratori (Telecom ed EMSA Immobiliare ) con la commessa relativa  alle attività di Protocollo  posta ed archivi cartacei.  Si precisa che i lavoratori di EMSA provenivano da una precedente cessione di ramo effettuata da TIM ed IT Telecom nel novembre 2003.

         Riteniamo  quest’ultima  la cessione più fasulla fra tutte quelle ad oggi realizzate. Le nostre convinzioni si fondano sulle motivazioni che di seguito riportiamo:

·        Telecom Italia circa un anno prima ha provveduto a cedere le attività più redditizie del protocollo (es. posta elettronica) ad altre Aziende quali Innovis e Comdata,  lasciando al protocollo Telecom attività a basso valore aggiunto. Un esempio eclatante è l’ufficio protocollo di Bari (per l’intera Puglia ) che conta 4 addetti ed un Budget mensile di circa 2.000 euro. Il rapporto addetti/Budget nelle altre realtà non si discosta molto da quella barese;

·        Nell’organico del protocollo sono confluiti lavoratori che svolgevano attività  diverse con un’altissima percentuale di disabili (circa il 40%);

·        all’attività relativa agli archivi, inesistente fino al giorno della cessione, sono stati assegnati lavoratori che svolgevano attività diverse. A distanza di pochi mesi dalla cessione, Telepost ha informato gli addetti che l’attività è stata sub-appaltata a Pirelli-R.S.  che concentrerà le sedi degli archivi su tre centri (Settimo Torinese, Novara, Genova) e i  lavoratori dovranno spostarsi in quelle sedi per svolgere l’attività o in alternativa potranno lavorare (demansionandosi) negli uffici protocollo (a Bari i due addetti si andrebbero a sommare ai citati quattro con un buggrt mensile sempre di 2.000 euro). Altra possibilità, caldeggiata dai superiori, è quella di aderire alle dimissioni agevolate. Inutile dire che i dipendenti della Newco Telepost non vedono prospettive per il loro futuro. 

Dei lavoratori di Imser – Telemaco si è già accennato come il Giudice abbia dichiarato nulla la cessione di ramo d’azienda,  ma sono centinaia i lavoratori coinvolti nelle cessioni in attesa che diversi Giudici in molte regioni d’Italia si esprimano sui loro ricorsi alla magistratura, solo in Telepost sono circa 180.. 

Quanto su esposto è stato ripetutamente, dati alla mano, fatto rilevare alle OO.SS. che a loro volta lo hanno fatto rilevare all’Azienda, senza soluzione alcuna. Riteniamo, quindi, che sia giunta l’ora di informare le istituzioni Politiche-Costituzionali affinché effettuino una verifica, a bocce ferme, della situazione mediante l’apertura di un tavolo relazionale che coinvolga Azienda, OO.SS., RSU e istituzioni stesse.