| lunedi 17 maggio 2004 snaterinforma |
La Stampa del 05 maggio
PERSI DUEMILA POSTI, A
RISCHIO ALTRE ATTIVITÀ TECNOLOGICHE E INFORMATICHE. APPELLO A ENTI LOCALI E
GOVERNO
Telecom: chiusure, vendite, sedi vuote
I lavoratori: «Continua lo scippo in favore di Roma e
Milano»
SI sono dati appuntamento dinanzi alla Tilab (ex Cselt, il centro ricerca della Telecom), in via Reiss romoli, i centocinquanta dipendenti della Loquendo spa (di proprietà della Telecom, servizi vocali).
Ieri, lo sciopero di quattro ore, hanno voluto «dimostrarlo» davanti agli ex colleghi: «Oggi tocca a noi, domani a voi».
Da tempo i lavoratori di Telecom Torino suonano l’allarme. Le manifestazioni più clamorose furono tre anni fa per il trasferimento della sede legale a Milano.
Comune e Provincia decisero di disdire il servizio presso l’azienda di Tronchetti Provera e si rivolsero all’Omnitel.
Una «ripicca» che, peraltro, non bastò al sindacato: «Il rischio è che Torino - avvertì Renato Rabellino, della Slc-Cgil - diventi marginale nel settore delle telecomunicazioni e farebbero bene gli enti locali, anziché reagire con dei dispetti all’andata a Milano della sede direzionale, a lavorare, come fa Napoli, a cercare di valorizzare quello che ancora c’è e a costruirci intorno».
In un paio d’anni in Piemonte i dipendenti Telecom sono passati da 6 mila a meno di 4 mila.
Il calo continua, tra prepensionamenti e trasferimenti. Ora tocca appunto alla Loquendo: la casa madre vorrebbe cedere il ramo d’azienda che studia le applicazioni (con 60 ingegneri) delle tecnologie sviluppate dalla stessa spa (con altri 90 dipendenti).
L’assemblea dei lavoratori, lunedì scorso, ha rifiutato all’unanimità il piano di cessione prospettato dalla Loquendo «La necessità della vendita viene giustificata dal basso fatturato, ma allo stesso tempo Telecom e Tim hanno deciso di affidare commesse strategicamente importanti (“4 star” e lettura degli SMS) anziché a Loquendo all’eventuale acquirente».
Oltre alle preoccupazioni del futuro professionale e occupazionale degli interessati, sostengono i sindacati, è la crisi del pianeta Telecom a Torino a imporre una riflessione ai più alti livelli. Si è in presenza di scelte aziendali che inquietano: la Tilab è sempre più utilizzata in funzione esclusiva di Telecom; la sede-simbolo di corso Inghilterra (nella foto) è stata venduta alla Provincia (quasi 29 milioni di euro); quella storica di via Bertola è vuota; si stanno perdendo strutture e funzioni di governo in favore di Milano e Roma; l’ultima ipotesi riguarda il trasferimento dell’amministrazione dei sistemi informatici di via Lancia, passaggio che riguarda 35 addetti.
Se ne parlerà a metà mese tra Telecom e sindacato. Rabellino evidenzia come il divario aumenti tra potenzialità e realtà: «Torino avrebbe tutte le prerogative per sviluppare innovazione nel campo dell'Information and Communication Technology, e su questa fondare la ripresa.
Telecom è tra le poche aziende italiane in grado di sostenere questo sviluppo, invece decide di vendere a signori di Roma una parte di Loquendo e annuncia di chiudere il Data Center di IT».
Il parlamentare di Forza Italia, Osvaldo Napoli, chiede l’intervento del ministro per le attività produttive, Antonio Marzano: «È necessaria l'attenzione e la mobilitazione congiunta e immediata di tutte le forze politiche e sociali perché Torino rischia di perdere il proprio futuro».