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Liberazione, 19 maggio 2004

Logistica e autoparco, prima lo scorporo e adesso la mobilità per 130
Telecom licenzia ancora

Prima sono stati ceduti a società esterne alla Telecom, con il benestare di Cgil, Cisl e Uil. E adesso molti di loro rischiano di ritrovarsi in mezzo a una strada, in barba agli accordi sottoscritti dall'azienda con quei sindacati. Si tratta di 74 dei 220 addetti della logistica (gestione del magazzino di vendita di materiale telefonico) approdati due anni fa alla Tnt Logistic ai quali si potrebbero aggiungere altri 56 lavoratori esternalizzati dalla Telecom il primo marzo del 2002 e che attualmente sono alle dipendenze della società "Targa Fleet Management", dove si occupano dell'autoparco.

Ma i sindacati non ci stanno a essere presi in giro. In un comunicato congiunto, Francesco Sconti e Giuseppe Ledda, Rsu della Cgil in Telecom e in Tim, denunciano il ricorso agli scorpori di rami di azienda da parte di Telecom «perché non sono altro che licenziamenti mascherati» e chiedono alle segreterie nazionali di intervenire sulla compagnia telefonica «affinché si apra un tavolo di confronto alternativo al percorso dell'outsourcing e della precarietà».

Per parte loro, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno già respinto il progetto di ristrutturazione avanzato da "Targa Fleet Management", che l'11 maggio scorso ha chiesto l'apertura in tempi brevi della procedura di mobilità per 56 lavoratori lamentando una riduzione degli introiti sulla manutenzione delle autovetture e la restituzione anticipata di mille veicoli dovuto alla revisione degli accordi commerciali con la Telecom. «A distanza di soli due anni - scrivono i sindacati - quella che doveva essere una cessione di ramo d'azienda verso un primario gruppo industriale mostra già tutti i suoi limiti».

Per comprendere meglio quanto sta accadendo, va ricordato che all'origine di questi problemi c'è l'enorme debito accumulato dall'ex monopolista con le banche (35 milioni di euro) a seguito delle scalate miliardarie prima di Vittorio Colaninno e poi di Marco Tronchetti Provera. Per farvi fronte, la Telecom ha da tempo avviato una pesante cura dimagrante: il primo dicembre del 2003, 161 lavoratori Tim, 48 Finsiel e 56 It sono stati ceduti a Emsa, mentre a partire dal primo marzo scorso 258 addetti sono passati alle dipendenze di Telepost, società creata "ad hoc" con capitale sociale di appena 30mila euro. Andando di questo passo, si prevede che da qui a 5-6 anni saranno almeno 20mila, su un totale di 71mila, i dipendenti espulsi dal quarto gruppo industriale italiano.

Nel frattempo si è conclusa positivamente la vicenda dei quattro tecnici spostati repentinamente nel 2002 dalla rete al 191-risposta commerciale. Telecom li ha infatti reintegrati nelle mansioni precedenti, dopo il ricorso presentato dai lavoratori con l'assistenza legale della Fmlu Cub. Secondo il sindacato di base «gli investimenti nella rete Telecom sono insufficienti e non possono garantire l'offerta di nuovi servizi alla clientela. Anche la formazione è carente, non è in grado di supportare la mobilità professionale, infatti ai lavoratori vengono chiesti grandi, celeri e numerosi cambiamenti in condizioni organizzative non ottimali». Inoltre Telecom, denuncia la Fmlu Cub, «non ha ancora assunto buona parte dei 900 tecnici previsti dai piani industriali, assunzioni che saranno comunque precarie: apprendistato e formazione lavoro».

Roberto Farneti