giovedi 15 aprile 2004  snaterinforma               

il Manifesto, 14 aprile 2004
 
Telecom prosegue a tutto outsourcing
Rotto l'ultimo tavolo con i sindacati per le esternalizzazioni del personale. Cgil, Cisl e Uil: «Poche le garanzie offerte». L'azienda risponde: «I nostri partner sono tutti eccellenti»

ANTONIO SCIOTTO
Le esternalizzazioni nel gruppo Telecom continuano, e i lavoratori sembrano ormai decisi a un conflitto frontale. L'ultimo tavolo, quello che doveva decidere sull'armonizzazione dei contratti dei 258 dipendenti passati alla Telepost, è saltato perché le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom non hanno neppure avuto il mandato a trattare, fino a oggi mai negato dagli addetti. La scelta è quella di avviare delle cause individuali piuttosto che accettare l'ingresso in nuove realtà aziendali dal futuro incerto. «Noi avevamo chiesto alla Telecom di inserire una clausola di riassorbimento in caso di crisi - spiega Rosario Strazzullo, segretario nazionale Slc Cgil - Ma il management ha risposto di no, e a quel punto non abbiamo potuto fare altro che interrompere le trattative». Telecom conta 50 mila dipendenti, 70 mila se si includono la Tim ed altre «telefoniche» minori: deve far fronte a un'alta mole di debiti (oltre trenta miliardi di euro) e per il momento vede nelle esternalizzazioni la via più rapida per ridurre i costi. Il settore interessato all'outsourcing è quello del facility management, ovvero tutto quanto riguarda servizi accessori come la gestione degli immobili o della corrispondenza. Già in dicembre, 161 lavoratori di Tim, 46 Finsiel e 50 It Telecom erano passati alla Emsa, società in liquidazione fino al 2001 e poi «riesumata» - denuncia una interrogazione firmata da diversi parlamentari di Rifondazione comunista - per creare una nuova azienda che si occupa di attività prima gestite dall'interno. Adesso, dal primo marzo, è toccata alla Telepost, società fondata nel gennaio di quest'anno e con un capitale sociale di 30 mila euro: qui confluiscono 258 dipendenti da Telecom e dalla stessa Emsa, un «alto numero dei quali», secondo la Slc Cgil nazionale, sono tutelati dalla legge 104, ovvero hanno disabilità o parenti disabili da assistere. Non è dato sapere con certezza di quante persone si tratti, ma Strazzullo conferma che «il numero è notevole» e che «tra i punti in trattativa era specificata la richiesta di una correzione».

«Le esternalizzazioni nel gruppo ci sono già da tempo - spiega Giuseppe Ledda, delegato Cgil di Bologna - ma con la legge 30 e la possibilità di scorporare più liberamente i rami di azienda, il processo è peggiorato. Nel caso dello scorporo in Emsa le segreterie hanno accettato l'armonizzazione, ma questa volta i lavoratori hanno deciso di rischiare in prima persona e di non dare mandato perché è fin troppo evidente che un'azienda con soli 30 mila euro di capitale non dà garanzie». «Dai dipendenti - aggiunge il delegato Cgil di Roma Francesco Sconti - viene un chiaro messaggio alle segreterie nazionali: c'è un punto della trattativa al di sotto del quale non si può andare».

Dal fronte aziendale vengono dichiarazioni di tono diverso. Sulle pagine del Sole24ore di ieri, il responsabile Risorse umane di Telecom, Gustavo Bracco, dichiarava che il gruppo sceglie di «affidarsi ad aziende solide», mantenendo «la volontà di lavorare con logiche di partnership con i fornitori». «E' vero che Telepost è una società nuova - ha concluso - ma va aggiunto che i partner (DataCom, Tnt, oltre alla stessa Pirelli Real Estate, ndr) sono eccellenti».

I sindacati, però, non sembrano convinti, e preparano nuove mobilitazioni. Dopo i due scioperi di dicembre e gennaio, in occasione dello scorporo Emsa, adesso ci si potrebbe muovere per Telepost. «Noi stiamo discutendo con l'azienda su vari temi, come l'occupazione e l'informatica - conclude Strazzullo - L'esternalizzazione senza garanzie è certamente uno dei punti più caldi, tanto più se si pensa che nei progetti di Telecom c'è l'outsourcing per l'intero settore del facility, ovvero un migliaio di persone».