| martedi 27 luglio 2004 Snaterinforma |
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S. N. A. TE. R. |
RAI
è
RAI HOLDING è
RAI:
Sembra un giochetto. Nasconde però rischi gravissimi
Il giorno 5 luglio 2004 si è
svolta la riunione tra la RAI ed una foltissima delegazione dello SNATER
proveniente da quasi tutte le Sedi RAI: il confronto come risulta dal verbale
di incontro si riferisce all’esame congiunto della fusione per
incorporazione della RAI in RAI Holding che poi tornerà a denominarsi
RAI-Radiotelevisione Italiana. Tutto ciò per rispettare i contenuti dell’art.
47 della legge n° 428 del 29/12/1990.
Alcuni commenti e valutazioni
nel merito dei problemi sono doverosi:
1) lo SNATER è stato l’unico Sindacato ad attivarsi per fare partecipare all’incontro tutte le Sedi in cui è articolata la struttura aziendale. All’incontro infatti erano presenti le Sedi di: Bari (Abbrescia), Bologna (Nerozzi), Bolzano (Porrino), Cagliari (Fois), Cosenza (Pecora), Firenze (Lucchetto), Napoli (Monaco), Perugia (Bastioli), Pescara (Mambella), Potenza (Tetta), Trieste (Fiori), Venezia (Fiocca), Roma (vari rappresentanti dei diversi insedianti), Torino (Bulletti). Altre Sedi avevano rilasciato al Sindacato specifica delega. La scelta politica dello SNATER (ripetiamo unica nel panorama sindacale), oltre che ad una corretta applicazione dei contenuti dell’articolo 47 della Legge 428 (i delegati sono venuti a Roma con trasferta aziendale), deve ricercarsi nella massima importanza dell’incontro e dei suoi successivi sviluppi per il futuro del servizio pubblico e quindi le Sedi avevano tutto il diritto ed il dovere di concorrere alla vicenda.
Ancora una
volta dobbiamo amaramente constatare l’assoluta inutilità nel panorama
sindacale delle RSU che pur avendo ricevuto, come prescritto dalla legge, la
comunicazione dell’incorporazione non hanno ritenuto (o ne sono stati
dissuasi) di partecipare alla vicenda, salvo poi magari recriminare a vuoto e
gettare le responsabilità su altri.
2)
la fusione per incorporazione altro non è che l’attuazione del
paragrafo 1 dell’articolo 21 della legge Gasparri e propedeutica alla
collocazione delle azioni RAI sul mercato borsistico (privatizzazione) entro
quattro mesi dal completamento della fusione (paragrafo 3 art. 21) con tutte le
prevedibili conseguenze per i dipendenti.
3)
è vero che la RAI, su precisa richiesta dello SNATER, si è
espressamente impegnata a mantenere in vigore la contrattualistica vigente,
seppure in regime di prorogatio, nonché gli accordi collettivi vigenti per
tutte le aziende del gruppo RAI; è vero che il processo di fusione per
incorporazione di per sé non comporterà alcun riflesso negativo sugli
organici; è altrettanto vero però che per garantire ai colleghi queste
certezze (sugli organici solo temporanee) lo SNATER ha sottoscritto il verbale
di incontro ricordando a tutti comunque che la procedura di legge esperita non
si arresta in caso di mancata firma del verbale e la RAI trascorsi i termini
previsti avrebbe potuto procedere unilateralmente senza gli obblighi e le
garanzie assunte con la sottoscrizione del documento.
4)
Nel verbale di incontro lo SNATER ha fatto inserire la propria contrarietà
ai contenuti della legge Gasparri non già per un giudizio partitico e/o
politico ma per i contenuti pericolosi della stessa per il futuro del servizio
pubblico in Italia e per i lavoratori in esso operanti.
*****
In premessa, prima di
evidenziare per l’ennesima volta le negatività della legge, il Sindacato invita
e sollecita tutti i dipendenti della RAI e delle Aziende del Gruppo a
partecipare attivamente alle vicende del servizio pubblico ormai soggetto a
devastanti e mutevoli prospettive che ricadranno in modo negativo sulle loro
teste.
Attraverso l’attenta lettura
della legge e dello Statuto della nuova Società sottolineiamo alcuni aspetti:
1)
il processo di privatizzazione della RAI non offre alcuna garanzia sulla
costituzione di una vera e propria public-company: non è previsto infatti alcun
tipo di agevolazione di acquisto riguardante i dipendenti del gruppo RAI
(utilizzo di quote di TFR, costo agevolato dell’azione, …). Nulla di serio
è previsto nè per gli abbonati (azioni a costo ridotto, agevolazioni nei
pagamenti, …) né per i soggetti istituzionali (regioni, provincie, comuni,
associazioni, …). Tutto è lasciato alle regole del mercato che si è
dimostrato (casi Cirio, Parmalat, Giacomelli, …) molto permeabile alle truffe
ed alle misteriose scalate.
2) la legge non prevede alcun limite all’acquisto di azioni per cui lo Stato potrebbe scendere al di sotto del 51% ed il servizio pubblico finirebbe in mani private e di chi è facile immaginarlo!
Anzi il paragrafo 7 dell’articolo 20 confermato dallo Statuto, contiene una prospettiva tutt’altro che rassicurante nel merito. La citiamo: “… e fino alla completa alienazione della partecipazione dello Stato …”.
La legge
Gasparri si pone quindi il traguardo della completa uscita dello Stato dalla RAI
e cioè dal servizio pubblico: altro che parziale privatizzazione, siamo di
fronte ad un totale non rispetto del referendum del 1995.
3)
nonostante ossessive e ripetute richieste dello SNATER avanzate nelle due
riunioni cui ha partecipato (una insieme alle altre OO.SS. ed alla presenza di
Cattaneo) non vi è stata alcuna risposta verbale e, soprattutto, scritta sui
futuri organici dell’azienda e del gruppo.
Anzi il nostro direttore generale Cattaneo ha affermato che i posti di
lavoro si salvaguardano solo con lo sviluppo: in caso contrario ci saranno
tagli anche dolorosi. La realtà di altre primarie Aziende di servizio pubblico
(vedi Telecom) in materia di organico è stata quella di continui tagli di
personale (mobilità corta e lunga, cassa integrazione), di esternalizzazioni di
attività anche di core-business (informatica, immobiliare, attività
amministrative, …), di vendita di interi pezzi di Azienda. Il Direttore
Generale ha lasciato trasparire di essere interessato a queste soluzioni.
4)
è vero che la legge proibisce la cessione da parte della RAI di rami
d’azienda fino al 31/12/2005. Ma dopo tale data il vertice della RAI può fare
quello che vuole e quindi può cedere tutto.
5) Al paragrafo 7 dell’ormai famigerato articolo 21 si scopre un’altra bella perla.
Il 75% dei
proventi derivanti dalle operazioni di collocamento sul mercato delle azioni
della RAI saranno utilizzati dal Tesoro per l’ammortamento dei titoli di Stato
ed il 25% è destinato al finanziamento degli incentivi per i decoder al fine di
ricevere il digitale terrestre. Quindi con i soldi della svendita della RAI
servizio pubblico, con i tagli che i lavoratori subiranno, il governo Berlusconi
ed i suoi ministri finanziano il debito pubblico e Mediaset che ha ormai il
totale controllo del digitale terrestre (vedi accordo pluriennale RAI-RAI WAY
con DMT e SIRTI).
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Leggendo poi lo Statuto relativo alla nuova Società si comprende meglio quale futuro si prospetta quando si parla di possibilità concessa al Consiglio di Amministrazione di sopprimere sedi secondarie filiali e succursali o come riportato all’articolo 25 dello stesso Statuto dove si dice che il nuovo Consiglio di Amministrazione ha la “facoltà di compiere tutti gli atti ritenuti necessari ed opportuni per il raggiungimento degli scopi sociali”. Ricordiamo che per una Società che è sul mercato azionario lo scopo sociale principale è quello di remunerare gli azionisti.
Distribuire cioè dividendi
costi quel che costi.
E la Costituzione che fine fa?
La garanzia di un servizio pubblico che si indirizza a tutti ed in particolare
ai meno abbienti?? Ed il futuro della RAI? E del contratto di lavoro cosa
succederà? Un’azienda sul mercato e privatizzata e per la quale il primo
obiettivo è quello di fare profitto si porrà certamente il traguardo di
modificare profondamente i contenuti del nostro contratto che al suo interno
recepisce normative tipiche di una azienda pubblica il cui solo obiettivo era
quello di servire meglio l’abbonato e comunque l’utile non era certo tra gli
scopi sociali.
Ciò avverrà, potrebbe
avvenire, nel 2006. Forse partendo da questa considerazione può capirsi meglio
il ritardo nel rinnovo del contratto.
Lo SNATER non vuole dipingere un
quadro negativo della situazione, ma fatti concreti e scelte anche politiche,
fanno chiaramente capire quale potrà essere il futuro della RAI servizio
pubblico. Notiamo con amarezza l’assenza totale dei lavoratori su questi
argomenti: abbiamo scritto, con questo, una decina di documenti in materia e
purtroppo pochissime sono state le telefonate di solidarietà e condivisione dei
pericoli.
Il fantomatico partito RAI
esiste ancora? E’ mai esistito?
Noi il nostro dovere continueremo a farlo.
Rassegnazione, sudditanza,
accondiscendenza, silenzio, continueranno ad essere gli unici segnali da parte
dei lavoratori RAI?
La Segreteria Generale e Nazionale