venerdi 21 aprile 2006  snaterinforma         

    REDAZIONE]

ASSOCIAZIONE NAZIONALE LAVORATORI ESTERNALIZZATI
SEDE LEGALE in Venezia - Cannaregio 5238/A – CAP 30131
CF: 90118960278 – tel. 347.654.3348

 

CONVEGNO A ROMA, del 3 aprile 2006:

“Le proposte di Rifondazione Comunista per il superamento delle ingiustizie e delle discriminazioni”- svoltosi in Via del Commercio 36, presso l’Alpheus. 

L’intervento di Stefano Torcellan (Presidente ANLE) 

1) INTRODUZIONE 

Stiamo vivendo un periodo particolarmente confuso in cui la flessibilità nel mondo del lavoro, sta manifestando i suoi aspetti più deleteri e convulsi.

Un periodo in cui, ancora una volta, Telecom Italia procede imperterrita nel suo piano di “deportazione” attraverso le famigerate cessioni di ramo d’azienda, (ora è la volta dei clienti radiomarittimi, mentre, nell’estate scorsa, furono ceduti i CTS, Centri Territoriali di Sorveglianza).

Tuttavia, in queste turbolente svolte nella vita di ogni lavoratore coinvolto, possiamo anche registrare alcuni timidi segnali positivi. Innanzitutto, l’orientamento della magistratura, che è improntata a valutare la possibilità di allinearsi con le sentenze e la giurisprudenza europea in tema di esternalizzazioni e cessioni di r.d’a..

Quindi, nonostante gli influssi maligni della “Legge 30” è diventato un po’ più difficile, per le società cedenti, dimostrare quell’autonomia funzionale che connota una vera cessione di r.d’a. nel momento topico. Lo dimostrano alcune sentenze, registrate in questi ultimi mesi, che prospettano una più elastica tendenza interpretativa delle leggi che non può più trascurare l’incidenza frenetica di un fenomeno in forte espansione.

Tuttavia, questi barlumi di giustizia, non mitigano una situazione preoccupante, penosa, minacciosa, innescata, voluta e applicata, dal governo di centro destra al fine di liberalizzare una gestione classista del lavoro che implica, tra l’altro, sfruttamento, prevaricazione e coercizione. Ed i suoi effetti deleteri si fanno sentire forti, non solo sul precariato, ma anche sulle cessioni di ramo d’azienda, che del precariato sono la forma latente e cogente. 

2) SULL’ACCORDO DI ARMONIZZAZIONE 

A fronte delle esperienze maturate al riguardo, anche dal punto di vista personale, voglio in questo contesto esortare, quanti saranno prossimamente ceduti o esternalizzati, (e mi riferisco ai colleghi del settore clienti radiomarittimi presenti in sala, così come lo raccomandammo con successo e sintonia, ai colleghi dei CTS) di evitare -nel modo più categorico- il cosiddetto “accordo di armonizzazione” che, con tenacia, ricatto e ostinazione, aziende e sindacati confederali propongono, in cambio di ciò che invece spetta di diritto dopo l’avvenuta cessione. Mi riferisco all’Assistenza Sanitaria Integrativa (ASSILT), al contributo pensionistico integrativo (Telemaco), alle colonie per bambini, al premio di anzianità, ai buoni pasto, carta di credito telefonica, ecc.. Sono tutti “benefit” elencati in un oramai famoso allegato al “contratto di cessione” tra Azienda cedente (Telecom) e Newco (ditta acquisitrice il ramo d’a.), in quanto acquisizioni precedentemente maturate, conquistate acquisite, … pertanto spettanti!

Con la firma dell’“accordo di armonizzazione”, dunque, si creano i presupposti non solo per concedere l’assenso a procedere nella cessione, incaricando le OO.SS. di decidere in propria vece, ma, e soprattutto, per offrire il proprio consenso al trasferimento del contratto di lavoro in un’azienda estranea. Operazione che richiede sempre il permesso del lavoratore prima di procedere, in caso contrario, una finta cessione diventa, con l’inganno, una esternalizzazione inconsapevole, perché non autorizzata. 

L’“armonizzazione” fissa altresì deleteri limiti temporali, legalizzati dalle firme delle controparti (una vera e propria deroga ai diritti dei lavoratori), oltre ai quali (mediamente due anni) la Newco può procedere più disinvolta nell’attuazione del suo progetto di sfoltire il personale acquisito e subito divenuto ridondante nella nuova realtà lavorativa.

Il rapporto tra “monocommessa” Telecom e ricalibratura del personale della Newco, è troppo strettamente interdipendente per non considerare una programmatica strategia di “licenziamenti temporizzati”, che si realizzano attraverso le procedure di mobilità cosiddetta “volontaria”.

Di fatto troppi fattori avvilenti e mortificanti, che ogni lavoratore esternalizzato/ceduto ben conosce per sperimentazione diretta, contribuiscono a “condizionare” (minando spesso l’equilibrio psico-fisico del lavoratore) quella che apparentemente può sembrare una libera scelta, mentre, nella maggior parte dei casi, è la maturazione latente di malumori quotidiani, a generare quella tensione che induce il lavoratore demoralizzato e sfiduciato ad orientarsi verso il”male minore”: la mobilità “indotta”. 

3) SULLE FALSE CESSIONI! 

In meno di sei anni Telecom Italia ha effettuato oramai dieci cessioni di ramo d’azienda, che hanno coinvolto migliaia di lavoratori.

La garanzia di solidità delle Newco, sempre enfatizzata da ditirambi, fanfare e adulatorie promesse nelle prime fasi di distacco, viene presto smentita dopo la cessione di ramo. Non è un caso che siano state attuate addirittura due, tre, procedure di mobilità, cosiddetta volontaria, in una stessa Newco. E qui, voglio ricordare che il sostantivo “mobilità” è un eufemismo utilizzato per travisare il vero significato del termine, cioè “licenziamento”. Tecnicamente è un licenziamento!

Il record delle “mobilità volontarie” lo detiene TNT Logistic (ceduta nel 2003). In questi giorni sta valutando la possibilità di predisporne addirittura una quarta. Per una infausta media di una ogni anno. Quasi il 50% del personale ceduto da Telecom se n’è dovuto andare accettando compromessi penalizzanti.

Inutile dire che in ogni cessione di ramo d’azienda viene attuata almeno una procedura di “sfoltimento” volontario indotto.  

Ad esempio, l’ex Motorizzazione di Telecom, ora Savarent-Targa Fleet Management (ceduta nel 2002), ha ridotto del 40% ca. il personale arrivando sfacciatamente anche alla minaccia, mediante delle lettere di trasferimento coatto individuali, inviate a 12 lavoratori (alcuni a part-time), destinandoli in città lontane centinaia di chilometri dal loro domicilio. Alla fine i lavoratori hanno “preferito optare” la per “mobilità” per non trovarsi con la vita distrutta. 

I lavoratori di Telepost, l’unica Newco veterana a non aver “armonizzato”, costituiscono, in gran parte, quello che fu il Document Management di Telecom ceduto nel 2004. Nel dicembre 2005, nonostante la compartecipazione azionaria di ciclopi societari internazionali (TNT, Pirelli RE), Telepost ha avviato le procedure di licenziamento (Mobilità coatta - “lo spauracchio”) per 72 lavoratori su 241, dopo 21 mesi di fiacca attività, poi sostituite, come da copione comune per tutte le esternalizzazioni, da una “mobilità volontaria” (la costrizione) alla quale aderiranno, presumibilmente, solo 11 dimissionari.

Siamo distanti dalle necessità espresse dall’azienda! Pertanto, è ipotizzabile che a ottobre 2006 (alla scadenza della prima mobilità pseudo volontaria) se ne possa aprire un’altra, altrettanto “pseudo”, per fornire una ricattatoria alternativa a coloro che dovranno scambiarla con un trasferimento coatto, propiziato dalla strumentale chiusura delle sedi minori dislocate sul territorio nazionale. Quando non siano perfino maturati i tempi per conglobare Telepost in TNT Post con sconvolgimenti mansionari e scremature. 

MP Facility (l’ex settore di manutenzione Immobili/impianti, facchinaggio e pulizie di Telecom, ceduta a fine 2004) ha avviato la procedura di licenziamento coatto per 80 lavoratori (su ca. 450), dopo solo 10 mesi dalla cessione. Gli accordi successivi, scattati con il consueto tempismo “svizzero” per scongiurare strumentalmente i licenziamenti, ha portato alla solita mobilità pseudo volontaria. I lavoratori sono stati discriminati in una sorta di “gironi” e messi in contrapposizione tra loro per aumentare il malumore ed inoculare insicurezza, perplessità, rivalità. Ai “buoni” sono state aperte le porte in Manutencoop o in Pirelli RE, ma solo in distacco, ai meno “buoni” è stato concesso di rimanere sospesi in MP Facility per “passar carte” ai buoni. I “cattivoni”, invece, cioè gli anziani ed i soprannumerari senza nessun incarico definito, in parte sono stati assorbiti della mobilità cosiddetta “volontaria” per aver maturato i requisiti, in parte continuano ad essere senza nessun incarico professionale adeguato.

Alla fine della fiera, circa 80 persone se ne sono andate o costrette ad andarsene anche attraverso i distacchi trasformatisi poi in assunzioni penalizzanti in cui, i diritti, la remunerazione e le consuetudini acquisite, sono stati riconfigurati in peggio.  

4) SULLE BLASONATE COMPARTECIPAZIONI 

I grossi nomi utilizzati nelle cessioni in qualità di acquisitori o di azionisti: TNT, PIRELLI RE, MANUNTENCOOP, ACCENTURE, GRUPPO FIAT, HP, hanno abbacinato i distratti e fornito blasonati alibi a chi non ha voluto capire la gravità di queste operazioni di “bando”, rendendo, nel contempo, più credibili i passaggi nelle nuove realtà aziendali, che nascondono nel loro DNA tare programmatiche che affievoliscono la struttura neonata, generando virus feroci che debilitano, sviliscono, offuscano l’attività. Tuttavia l’antidoto non si è voluto e non si vuole somministrarlo, tanto che anche l’immancabile monocommessa Telecom, principale fonte di nutrimento e di ossigenazione della Newco, ne viene contagiata.

Il breve periodo di baldanza scema, corroborando l’avvizzirsi dell’attività che per far sopravvivere la neonata struttura, non può appellarsi al pedigree dei genitori, ma deve ricorrere al salasso, cioè alla riduzione del personale, come nel caso emblematico di Targa Fleet Management, che si è vista ridurre sensibilmente il parco automezzi da gestire. Casistiche analoghe, ovviamente, si possono citare per ogni cessione di ramo.  

5) SULLA STRATEGIA DELL’ENTROPIA SOCIETARIA 

Dopo, generalmente, i due anni di bonus e di monocommessa Telecom, si inizia a metter mano alla Newco con ristrutturazioni finalizzate all’efficienza, o alla crisi societaria. Eventi speculari o contrapposti, ma funzionalmente tendenti alla riduzione del personale e alla chiusura delle sofferenti sedi “improduttive” o per accentramento della produttività.

La fase successiva può contemplare la falcidia del personale mediante trasferimenti coercitivi in realtà logistiche inaccettabili (Targa Fleet Management e TNT Logistic insegnano), così da obbligare i lavoratori precipitati nella congiuntura ad accettare la mobilità pseudo volontaria (licenziamento indotto), il consiglio di trovare una nuova occupazione, magari a cinquant’anni e, a volte, qualche spicciolo di “incoraggiamento”.

Agli occhi del “mondo” non avvengono licenziamenti!

É questa la più grande beffa che, non solo i lavoratori sono costretti a sopportare, ma è anche una spudorata menzogna che viene propinata a chi, ancora una volta, non capisce realmente cosa stia succedendo o che non viene messo in grado di capire. Il silenzio dei mass media, al riguardo, è inquietante e strumentale.

Rafforzata e ratificata dalla legge “Biagi-Maroni”, Telecom Italia ha gestito per il meglio le succulenti opportunità che le sono state offerte, attraverso la teoria, la regia e l’attuazione di fruttuosi investimenti a medio termine quali sono le cessioni di ramo d’azienda. Articolate procedure “copridebiti” contenute in preziosi pacchetti pre-confezionati e ingegnosamente applicati, anche grazie alla collaborazione, o alla connivenza degli Outsourcing (o Newco che dir si voglia) e dei “rappresentanti” sindacali ufficiali dei lavoratori. 

In questo teatrino ognuno ha la sua parte, le sue battute da copione e la sua ricompensa a fine spettacolo. Gli unici a rimetterci, in realtà, sono i lavoratori, marionette guidate attraverso i fili in altre sceneggiature dagli ambienti ostili, conflittuali, pregni di tensione, distanti anni luce dalle loro originarie consuetudini.

Molto spesso i lavoratori coinvolti posseggono decenni di esperienza. Sono coloro che contribuirono a costruire, giorno per giorno, una grande società internazionale, caduta in mano a speculatori rampanti e cinici, che hanno demolito tutte le regole deontologiche con rimpiattini finanziari e caleidoscopici incroci societari, al fine di realizzare guadagni enormi e plus valenze milionarie.

Però, alla fine, chi paga gli indebitamenti sono spesso i lavoratori e lo Stato italiano cioè i contribuenti, al quale viene fatto carico dei costi miliardari delle mobilità cosiddette “volontarie”. 

Ci troviamo di fronte a quella che più volte ho definito “strategia dell’entropia societaria”: creare cioè svilimento nella Newco per poter procedere accreditati, ad una “epurazione” del personale, ed accedere, a barile raschiato (alias obiettivo raggiunto!), alle varie forme di ricompensa, preventivamente concordata con il “mandante”!

La finalità depauperante delle cessioni di r.d’a. è dimostrata dalla rigida indisponibilità, da parte di Telecom, a concedere le garanzie di salvaguardia (rientro) in caso di eventuali problematiche occupazionali della Newco.

Aziende serie, che sentono come parte integrante e produttiva anche i loro dipendenti esternalizzati/ceduti, questa salvaguardia la concede (ad es.: Unicredito, Enel, AGSM Verona spa, Centrale del Latte di Ancona, AEM di Milano, Siemens Informatica, ecc.), per dimostrare quella buona fede che, almeno un po’, rassicura i lavoratori ceduti e attesta la preparazione professionale e deontologica di uno staff dirigenziale sagace, competente, onesto, giusto. 

6) SULLE CAUSE LEGALI DA AVVIARE 

Bisogna sempre opporsi alle cessioni di ramo d’azienda per creare, attraverso scioperi, proteste, manifestazioni, quell’evidenza di “piazza” che non premia la società cedente, anzi la penalizza nell’immagine, in proporzione al trambusto suscitato. Altra efficace e complementare procedura di contrasto, riguarda l’importanza di procedere sempre e comunque con le cause legali contro l’azienda cedente. La giurisprudenza in materia deve ancora ben consolidarsi. Varchi ed enclavi interpretative a volte possono favorire il lavoratore. Tuttavia, non bisogna crearsi troppe illusioni e considerare le cessioni di ramo d’azienda come “snaturamenti” incompatibili con la dignità del lavoratore, quindi fondamentalmente ingiuste ed eticamente aberranti. 

La tattica di dissenso, richiede la formazione di compagini di lavoratori logisticamente omogenee per intenti, da far convergere presso uno stesso studio legale specializzato in materia di lavoro. Questo al fine di ridurre le spese ma, soprattutto, per usufruire della competenza variegata e combinata di professionisti.

Gli iscritti ad un qualsiasi sindacato, possono rivolgersi ai legali della propria Organizzazione. Generalmente gli oneri pecuniari sono molto meno pesanti di quelli richiesti da un professionista “esterno”.

L’importante è aprire il contenzioso! Senza troppa fretta (il tempo gioca a favore del lavoratore ceduto), ma assicurandosi di avviare per tempo le procedure di contestazione entro i tempi prestabiliti dalla legge.

Creare capillarmente sul territorio il maggior numero possibile di cause, pone in evidenza il problema, aumenta la possibilità di successo e fornisce un deterrente da non sottovalutare nel suo insieme poiché, a tanti ceduti/esternalizzati, dovrebbero corrispondere altrettante cause legali. Si genera un ciclone burocratico che scuote l’azienda cedente, colpendola capillarmente sul territorio, chiamandola a sforzi organizzativi che inevitabilmente implicano anche esborsi gravosi per possibili trattative individuali di accomodamento o per spese legali effettive. 

7) SUL RUOLO DELL’ASSOC. NAZ. LAVORATORI ESTERNALIZZATI 

E’ doveroso comprendere che è necessario lo scambio assiduo informazioni tra colleghi! Non bisogna credere che le proprie siano necessariamente le conoscenze più prelibate. Lo saranno se potranno essere confrontate ed integrate vicendevolmente con i lavoratori di altre realtà territoriali e aziendali.

Uno dei punti cardine della nostra Associazione (l’ANLE appunto) è quella di distribuire informazioni, a volte in forma riservata nel caso di udienze in corso. Di acquisirne da chi ha la lungimiranza e l’altruismo da metterle a disposizione sapendo che spetterà al Comitato Direttivo Nazionale dell’associazione, il compito di gestirle per il bene di tutti. Per maggior chiarezza, gli intenti ed il progetto dell’ANLE, sono esplicitati sul nostro statuto, che potrà essere scaricato dai nostri siti web. A tal proposito, il vice presidente dell’associazione, Antonino Garrisi nonché responsabile del sito ufficiale dell’ANLE, www.esternalizzati.it, svolge attivamente, tra le altre innumerevoli cose che il nostro organismo richiede, proprio un ruolo di coordinamento nazionale delle informazioni che, opportunamente selezionate e collazionate potranno essere portate direttamente al “cospetto” dei mass media, mediante occasioni di confronto politico o per essere utilizzate nei contenziosi legali.  

Il riscatto fruttifero dei lavoratori precari, esternalizzati e ceduti è il nostro obiettivo principale! Molti soci dell’ANLE contribuiscono quotidianamente alla crescita della nostra associazione, lavorando per affermare una visibilità mediatica necessaria per uno scambio produttivo di informazioni e di consensi che rafforzano la coesione. Inoltre, permette a tutti noi di non essere soprafatti da fattori svianti, deleteri che hanno lo scopo di demoralizzare i lavoratori disorientati da una contingente situazione di cambiamento epocale peggiorativa.

A darci sostento, forza e coriacea ostinazione, è il ricordo sempre vivo nella memoria di una indegna “espulsione” che non comprendiamo, che non accettiamo e che non accetteremo mai, ed un senso della giustizia che ci rende fiduciosi ed ottimisti sull’esito di queste problematiche, inammissibili in questi palesi contesti speculativi.  

8) SUI SINDACATI CONFEDERALI 

E’ con grande perplessità e aspra critica che mi rivolgo ai sindacati confederali nazionali poiché non sono riusciti a porre nessuna forma di sbarramento alle cessioni di ramo d’azienda con il Nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Telecomunicazioni. Anzi, di queste “cacciate”, non se ne parla affatto se non per riconoscerle, vergognosamente, all’art. 39: “Tutele specifiche - appalti” in cui, le ulteriori informazioni richieste alla ditta appaltatrice rispetto a quelle previste dalla legge in un appalto di servizio, più che tutelare, hanno il proposito di avvalorare e di assecondare la politica liberticida, mortificante delle cessioni di ramo. 

Nulla si è fatto in passato per contrastare tali operazioni. Nessuna convinta azione di forza, nessuna protesta veemente, nessun comitato per lo studio antagonista di fenomeno che sta recidendo centinaia di lavoratori ... e non è ancora finita!

Sembra che la funzione sia quella di ratificare decisioni imposte dalle aziende cedenti. Questa strategia mansueta non porterà di certo ad una coesione con i lavoratori, nemmeno ad atti di fiducia nei confronti di un sindacato che sembra sempre più allontanarsi dalle loro contingenti necessità e basilari forme di tutela..

Ipocrite sono le recidive e periodiche “stigmatizzazioni” e affermazioni di contrarietà alle cessioni di ramo, contenute nei comunicati sindacali poiché si accondiscende alle “proscrizioni” con falso ritegno senza muover foglia o muovendole appena un po’ soffiandoci sopra solo per esigenze di circostanza. 

I rappresentanti sindacali di professione, devono essere più lavoratori e meno politici per percepire realmente le problematiche e agire produttivamente di conseguenza.

Alle aziende arroganti e strafottenti, bisogna controbattere con argomentazioni alternative, costruttive e convincenti.

Se non si è in grado di fare tutto ciò, se i risultati sono solo di compromesso, striminziti e tendenzialmente dannosi per i lavoratori, se non si è svolto bene il proprio ruolo tanto che gli esiti raggiunti non coincidono con quelli auspicati dai lavoratori e se per davvero sta a cuore la loro sorte, allora bisogna avere il coraggio e l’onestà di mettersi in discussione! 

9) SUL PROGRAMMA DELL’UNIONE 

Infine, è con grande soddisfazione che sottopongo ai politici presenti, il parallelismo che ho riscontrato tra, alcuni concetti stilati nel nostro statuto e il programma dell’Unione, inerente le esternalizzazioni [vedi appendice].

E’ sorprendente quanto, alcuni di questi punti -tra l’altro i più importanti- combacino con quanto scrissi quattro/cinque mesi prima della pubblicazione del programma dell’Unione.

Se la comunanza di intenti ci coalizza, dobbiamo altresì sottolineare che le speranze e le prerogative che ci attendiamo di ottenere con la nostra associazione, ora trovano puntuale riscontro su un potente alleato, che sosterremo, poiché potrebbe portarle a termine in breve tempo con somma soddisfazione non solo delle nostre centinaia di soci, ma per tutti coloro che avvertono il disagio della precarietà.  

Mai vorrei che, nel caso di vittoria del centro sinistra, dovessimo scendere in piazza per sollecitare quanto ci è stato promesso dalla sinistra radicale, dai Verdi e dall’Italia dei Valori. Sarebbe intollerabile che qualsiasi forma di precariato, comprese le cessioni di ramo e le esternalizzazioni, venisse contemplata dal nuovo governo per accomodamenti di compromesso con le altre forze politiche.

I principi fondamentali di dignità di ogni lavoratore devono essere protetti e salvaguardati dai partiti che li rappresentano, non sono ammesse apostasie o trucchetti di prestidigitazione. 

10) CONCLUSIONE: AI POLITICI! 

Li esorto: 

     a prendere in considerazioni tutte le tutele necessarie per le migliaia di lavoratori precari, esternalizzati e ceduti, vigilando sulle loro condizioni di lavoro; proteggendoli dalle prevaricazioni, ricatti e mortificazioni che hanno sempre contraddistinto la loro brutale condizione; 

     a promuovere decise azioni politiche affinché sia cancellata la “Legge Biagi/Maroni” e con esse il precariato tutto; 

     a intraprendere azioni di verifica, mediante gli organi parlamentari e le istituzioni competenti, sulle cessioni di ramo d’azienda attuate da Telecom Italia in particolare; 

Li sprono:

     - a intervenire affinché i lavoratori con sentenza esecutiva di reintegro nell’azienda originaria, siano immediatamente ricollocati nelle attività in cui operavano, essendo stati, a suo tempo, indebitamente ceduti. 

 Roma, 3 aprile 2006

                                                                                           ANLE
                                                                                                  
Il presidente
                                                                                           Stefano Torcellan
]

 

 APPENDICE

 [omissis]

Pagg. 161-163 del Programma dell’Unione - Lavoro, diritti e crescita camminano insieme 

Una piena e buona occupazione

L’economia è in crisi, la crescita dell’occupazione si è arrestata, specie nel Mezzogiorno, e sta crescendo la precarizzazione del lavoro. Il governo ha ridimensionato o cancellato gli strumenti di incentivo e di stabilizzazione dell’occupazione, credito d’imposta e prestito d’onore, attivati nella scorsa legislatura. L’abbandono di queste politiche di sostegno ha peggiorato le condizioni dei lavoratori e aumentato la precarietà.

Per di più ad aggravare ulteriormente la frammentazione del mondo del lavoro è intervenuta la legge "Maroni" (legge n. 30 del 2003), che ha introdotto una miriade di forme di lavoro precario risultate estranee alle stesse esigenze delle imprese. 

Proponiamo la reintroduzione del credito di imposta a favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato. Noi siamo contrari ai contenuti della legge n. 30 e dei decreti legislativi n. 276 e 368 che moltiplicano le tipologie precarizzanti. Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena. In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa.  

Proponiamo che le tipologie di lavoro flessibile siano numericamente contenute e cancellate quelle più precarizzanti: ad esempio il job on call, lo staff leasing e il contratto di inserimento. 

Per quanto riguarda il lavoro a progetto, che vogliamo sottoposto alle regole dei diritti definite dalla contrattazione collettiva, puntiamo ad eliminarne l’utilizzo distorto, tenendo conto dei livelli contrattuali delle categorie di riferimento e con una graduale armonizzazione dei contributi sociali. In particolare, occorre garantire una relazione tra versamenti e prestazioni e prevedere che l’innalzamento dei contributi non sia totalmente a carico di questi lavoratori. Ci impegniamo ad adottare iniziative di carattere legislativo per rendere certi i percorsi di stabilizzazione del lavoro e per monitorare la formazione professionale al fine di scongiurare abusi e distorsioni nell'attuazione degli istituti contrattuali.  

La regolamentazione del lavoro interinale dovrà esser rivista, anche considerando la impostazione legislativa definita dal precedente governo di centrosinistra. Inoltre, ci impegniamo a rivedere la normativa in merito agli appalti di opere e di servizi e alla cessione del ramo d’azienda, spesso utilizzata in modo fittizio per aggirare le tutele dei lavoratori attraverso il meccanismo delle esternalizzazioni: la disciplina va ricondotta alla sua corretta dimensione, giustificata esclusivamente da oggettivi requisiti funzionali e organizzativi. In ogni caso, va riconosciuta una piena responsabilità dell’impresa appaltante nei confronti dei lavoratori delle imprese appaltatrici. Inoltre, riteniamo che le attività della pubblica amministrazione che garantiscono i diritti tutelati costituzionalmente ed i relativi servizi debbano essere parte integrante dell’intervento pubblico e non siano esternalizzabili.

Crediamo che l’estensione della precarietà abbia contribuito anche al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Risulta pertanto necessaria una revisione della normativa che renda più cogente il rispetto delle norme di sicurezza, anche attraverso un rafforzamento delle funzioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dell’apparato sanzionatorio e un potenziamento dei servizi ispettivi e di prevenzione. [omissis]