mercoledi 26 luglio 2006  snaterinforma               

Liberazione, 25 luglio 2006

Esternalizzazioni Telecom Radiomarittimi alla Its, ora il governo vuol vederci chiaro

Antonella Giordano
«Siamo appesi a un filo e il Governo deve intervenire». Sono le parole di uno dei 76 dipendenti del settore dei Radiomarittimi che rischiano il posto di lavoro perché Telecom Italia ha deciso di cedere questa attività alla Its, società di Torre del Greco costituitasi il 15 febbraio con un patrimonio di appena 120mila euro e senza alcuna esperienza specifica nel settore marittimo. Ieri si è compiuto un passo avanti per i lavoratori, i quali hanno ricevuto dal ministero delle Comunicazioni l’assicurazione che sarà riesaminato il parere provvisorio positivo presentato giovedì scorso al Senato sulla richiesta di cessione della licenza 737.

I radiomarittimi, accompagnati dai sindacati Slc Cgil, UilCom, Ugl, dai Cobas, dallo Snater, dal circolo di Rifondazione delle Telecomunicazioni e da una presenza del coordinamento Ds del circolo del lavoro di Roma, sono stati ricevuti dalla direzione dei servizi Radioelettrici e Radiodiffusivi, titolata dal ministero delle Comunicazioni ad esprimersi sul trasferimento della licenza.

Durante l’incontro è emerso che il ministero era in possesso di informazioni unilaterali, provenienti soltanto da Telecom Italia, e incongruenti rispetto alla realtà, soprattutto per quanto riguarda le modalità di trasferimento della licenza e gli aspetti di natura tecnica-economica e le competenze specifiche della società acquirente. A questo punto il ministero ha dimostrato un’ampia apertura a recepire le informazioni giuste e una piena disponibilità ad ampliare i termini del giudizio.

Il coordinamento lavoratori Radiomarittimi ha fatto presente che la stessa Telecom, oggi, è carente nei requisiti tecnici e di personale preposti dalla licenza e la cessione del settore ad una società esterna darebbe vita ad una realtà profondamente inadeguata a gestire un servizio così delicato. Le sigle sindacali, inoltre, hanno sottolineato l’inserimento di questa questione nel quadro generale delle esternalizzazioni, che è al vaglio del ministero del Lavoro.

E’ nota a tutti ormai la politica di Telecom Italia: cedere rami di azienda che, da un giorno all’altro, vengono considerati meno importanti degli altri, nell’interesse del “core business”. L’azienda di Tronchetti Provera negli ultimi anni ha già provveduto ad espellere centinaia di lavoratori e lavoratrici, al solo scopo di tagliare il costo del lavoro e rendere la forza lavoro più precaria e flessibile.

Questo comportamento pseudo-aziendale è permesso dallo stravolgimento dell’articolo 2112 del codice civile (che regolamenta le cessioni di ramo d’azienda) prodotta dalla legge 30. Per frenare questa tendenza, che sta indebolendo un settore strategico come quello delle telecomunicazioni e che, nel caso specifico, mette a serio rischio la salvaguardia della vita umana in mare, serve un segnale politico. Il Governo deve intervenire in tempi rapidi perché la decisione verrà presa entro il mese prossimo.